Confessioni di una cotta arrogante. L’inizio

Non ne aveva voglia.
Quel treno, quella gente.
Ci sono momenti nella vita in cui non si ha voglia.
Bisognerebbe sedersi e lasciare che il tutto passi – Ormai è già passato-, a quel punto si potrebbe solo andare oltre.
E invece lei, che aveva la sensazione di essersene fatti passare tanti, di momenti, ci andò.
Sopportò il ritardo del treno, la lunga sosta in stazioni remote, il suo umore, e alla fine arrivò. Pensò anche ad una buffa metafora sulla vita, basata sull’andare e sull’arrivare, e di come i tempi non coincidano mai. Si arriva troppo tardi e si riparte troppo preso.
Pensò anche di tornare indietro.
Invece proseguì.
Il giorno dopo fu davvero lungo. La gente sempre la stessa, ma in fondo, nella cornice di quel puzzle senza voglia, ogni pezzo era incastrato bene.
Arrivò la sera.
Aperitivo in centro.
La voglia di divertirsi,perchè sennò era meglio stare a casa, sarebbe meglio bere qualcosa, perchè sennò tanto valeva andare al cinema, sarebbe bello incontrare qualcuno, sennò che colore avrà questa notte-?
Qualcuno fece le presentazioni. Lui era tutto sommato belloccio. Vestito bene. Occhio arrogante. Sorriso invitante.
Lui era un ballo.
Uno di quelli che non si sanno fare, ma che comunque invogliano tanto. Uno di quelli in cui si muovono i fianchi Ma tu non li sai muovere i fianchi.  Ma chi se ne frega, senti che musica!
Poi magari in pista ci vai davvero, i fianchi non li sai muovere e te ne stai un po’ lì, incerta se tornare a sederti o fare finta di nulla.
Ecco.
Lui era quel ballo lì. Uno di quelli che è proprio un peccato starsene direttamente seduti, e non vedere se, per una volta, i fianchi non siano dalla tua parte. Che per una volta non si muovano nel modo giusto. Lui le disse una cosa. E lei parlò.
A quel punto lui la invitò a ballare. E lei se ne fregò. E danzarono per tutta la sera.
Danzarono al ritmo del vino, e a quello della gente.
Avrebbero danzato per tutta l’Europa se avessero avuto le scarpe adatte.
Non la si può prevedere di certo una cosa così. Balla stupida. Ma sta finendo la musica.Non importa. Balla lo stesso. Il ritmo ti è entrato in testa, puoi ascoltarlo da sola, muovi quei piedi, non pensarci. E balla. Non ho ancora imparato. Allora avresti dovuto restare seduta. Tutti ti guardano. Balla e basta, che prima o poi dovrai fermarti per forza.
Era così.
Un conflitto interiore continuo. Parole verso se stessa che tanto, lei, mai si sarebbe ascoltata.
Quella musica non si fermò. A fine corsa la giostra si ferma. E tu scendi, perchè ti hanno insegnato che così, si fa. Uno sale per poi scendere, te la immagini tu una giostra che duri tutta la vita? Non si può.  Ti verrebbe la nausea, staresti male. E un treno. Te lo immagini tu un treno dal quale non si scenda mai? Non si può.
Dunque.
Ad un certo punto tutti scendono. Non si fa finta di nulla.
Ora mettiamo però che una giostra sia inaspettatamente bella.
Tu compri il biglietto perchè sai che sarà come mille altre. Sali sul cavallo più colorato, quello con gli occhi più veloci e neanche ti tieni, no, perchè mica si cade da una bestia così. Quel mondo favoloso comincia a girare.
Il tuo cavallo colorato però, nitrisce, e inizia a scalciare. Intorno tutto è regolare, ci sono perfino i bambini coi loro ronzini calmi che sorridono. E’ tutto un carillon di dolci musiche e tenui colori. Solo il tuo cavallo impazzisce. Ma si, forse è meglio che mi tenga.
Insomma, mica ce la si immagina una cosa così.
Da non crederci. Fa paura. Però è bella.
E inizi a pensare che hai pagato lo stesso biglietto di quei marmocchi che hanno la giostra uguale a mille altre e solo tu, ti stai divertendo.
Fa ancora paura, ma sempre un po’ meno. Ora è bello davvero. E tu non hai proprio voglia di scendere.
Starei qui per un po’. Un bel pò. Forse non ci sarà la nausea- 

Insomma, la musica non si ferma Ma dovrebbe fermarsi. Ma cosa vuoi che ti dica io, se non si ferma, non si ferma!, su quel cavallo, che ormai è nero, si arriva lontano.
Dove si sente il ruggito del mare.
Fermarsi ora sarebbe proprio un peccato.
Si danza sul passato, che è stato importante.
Si danza sul futuro, che non è molto certo, ma che va bene così.
Si danza sul dolore, che fa meno male.
Si danza sulle convinzioni, sempre un po’ meno convinte.
Si danza sulle risate, perchè se no, che gusto c’è.
Si danza al ritmo del -E’ come se avessimo ballato insieme tutta una vita-
Si danza sugli sguardi, che sanno di scoperta:
Ma non guardarmi così”.
“Ti guardo come voglio”.
Si danza di fatalità Hai fatto bene a buttarti e danzare. Non sono ancora molto sicura. Si che lo sei-.
Si danza di allegria, perchè ad essere tristi abbiamo tutto il tempo.
Si danza insomma.
Fino a che il cielo non diventa nero.
Si dovrà proprio smettere di danzare.

La giostra si ferma. La musica pure.
Si scende.

Il treno, è un treno che porta a casa. Ma non ci sono più sbuffi. Non c’è più il nervoso. C’è solo un po’ di ricordo. E un dolcissimo male ai piedi.

– Che è meglio del male al cuore. Lo so, stupida

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