Confessioni di una cotta arrogante. Seconda parte

Quella fu una danza che rimase un po’ nel cuore.
” Te la ricordi?”
” E chi se la scorda”
” Vorrei rifarla”
” Anche io”
” Sei lontano”
” Vado dappertutto”
“Allora sai dove trovarmi”
Ma fu lei a trovare lui.
Perchè voleva vedere se la pista da ballo piaceva ancora. Voleva provare ancora quei passi, affidarsi a quella sicurezza, imparare da quella novità.
Decisero che alle 11 si sarebbero riconosciuti ancora. Davanti a un albergo che sapeva di bello. Di epoca bella. Una garanzia di successo mica da niente.
Lei lo vide da lontano. Lui rise. Lei rise.
E la musica ricominciò prepotente.

Corsero però. Danzare non bastava già più.
Corsero per vie e per fiumi. Corsero sopra un ponte e dentro una piazza. Non attraverso. Proprio dentro. Che poi corsero anche dentro a se stessi.
Con entusiasmo.
Con tanta voglia.
Corsero e parlarono.
“Stiamo zitti per più di 30 minuti e per meno di 60.”
“Che palle”
“Stai zitta”
Ma a stare zitti faceva proprio tristezza.
“Si sta zitti quando non si ha nulla da dire”
“Che cazzata”
E continuarono a parlare.
Sembra un film pensò lei.
Sembra una favola, sperò che pensasse lui.
Davanti al ghiaccio lui la guardò e lei se ne accorse.
Era uno sguardo pieno di qualcosa. Di tante cose, forse. Chissà che sia qualcosa di bello, continuò a sperare lei.
Fu una giornata piena di speranze. Con tanta realtà di mezzo.
“Non riesco a immaginare qualcuno diverso da me, per te”.
“Ma finiscila”.

C’era ansia.
Un po’ di magia.
C’era tanto smarrirsi e ritrovarsi.
C’erano strade bellissime e conosciute. Altre bellissime e nuove.
“Chi l’avrebbe mai detto”
“Io no e tu?”
“No”
Guarda una danza dove può portarti, dissero entrambi.

Era una corsa quella. Contro il tempo. Contro il distacco. Contro il dimenticarsi.
-Ti prego non dimenticarmi- pensò lei.
” Andiamo a fare un viaggio”disse lui.
– No, non mi dimenticherà- pensò lei.
” E dove vorresti andare?”
“Non in Messico, è pericoloso”
” Se lo dici tu. Prendiamo una macchina e facciamoci l’America Latina”
” Fatta. Non troppo però. Un paio di giorni, sennò chissà chi ti sopporta, di più”
“Scemo”

C’era nostalgia ancora prima del lasciarsi. C’era l’ansia di dirsi delle cose. Non tutte però.
” E’ bello stare con te”
” Mi diverte stare con te”
” E’ la stessa cosa”
” Lo so, Scemo”
Su quei binari ci fu un bacio. Innocente, maledizione.
-Dio ti prego fa che mi baci. No ho cambiato idea. Dio ti prego fa che non mi baci-
Era sempre un po’ così.
Fu veloce. Lei si girò e se ne andò. Non fu un andarsene.Fu per lo più uno scappare. 
-Dio ti prego fa che mi segua. No ho cambiato idea. Dio ti prego fa che non mi segua-
E lui non la seguì.
Dio esaudisce i desideri in maniera bizzarra.
Dio esaudisce sempre gli ultimi desideri, quasi sapesse che stiamo per cambiare idea.
Dio esaudisce i desideri che non vogliamo davvero.
Ma lui si rifece vivo. Come un presagio, ancora prima che finisse la giornata. Come per dirle

– Stanotte sarò con te-.

E ci fu davvero.

Per la Confessione di una cotta arrogante, prima parte, qui il link! http://confessionidiunamente.com/2015/02/25/confessioni-di-una-cotta-arrogante-linizio/

Questa voce è stata pubblicata in L'amore secondo MaryG, Relazioni.

Commenti

  • Franci

    Bello bello bello!

L'amore secondo MaryG

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