Lettera al mio Papà Orso

Perché papà sei il mio primo amore.
E come tutti grandi amori che si rispettano, mi sei piaciuto dal primo sguardo.
Credo che sia partita come una cotta, dove io guardavo te e tu guardavi me, entrambi con un’espressione di leggera diffidenza.
Poi ci siamo frequentati per un po’.

Tu ti alzavi di notte. Per questo devo dire che mi sei piaciuto molto.
Eri come un fidanzato che risponde subito ai messaggi di Whatsapp. Senza attesa. Senza creare panico aspettando qualcosa che non arriva. Tu c’eri. Una garanzia mica da ridere.
Come tutti i figli sono arrivata nella tua vita e l’ho scombinata. Come succede con gli amori.
Tu sei lì, che vivi tranquillo. E poi capita. Dall’oggi al domani ecco che un’altra persona ha preso i tuoi pensieri.
Dimmi papà se questo non è come l’arrivo del grande amore. Che ti occupa la mente e le giornate.

Secondo me hai avuto anche paura. Di non farcela, di non essere amato, o apprezzato. O semplicemente di non essere capito.
Non è facile sai capire chi viaggia tanto, chi lotta con i denti per il proprio lavoro, chi d’estate non c’è sempre.
C’è voluto un po’ di tempo, un bel po’ di esperienze, un po’ di confronti per capire che anche quello, soprattutto quello, era amore.

Ma tu ce l’hai fatta. E io sono ancora qua. Quasi ventinove anni d’amore.

Una volta sola ci siamo lasciati. Ma capita a tutti.

Da bambina mi sporgevo in alto verso di te, immenso come una quercia secolare, solida, dalle radici profonde e i rami allegri. E già allora, il nostro sentimento si era trasformato nel grande amore.
Non un grande amore, ma IL grande amore.
Perché io sono stata la primogenita. Quella su cui sperimentare. La creatura su cui hai potuto misurare se eri ancora un ragazzo, o se ti eri già evoluto in uomo. Attraverso di me tu eri in grado di capire se eri pronto, a questo ruolo di cui non si è mai pronti.
E tu sei stato da subito l’uomo su cui misurare tutti gli altri.

A te le cose banali non piacciono. Devi esser sempre un po’ fuori dagli schemi. Quindi se adesso dico “Grazie” mi sembra di vederti. Che sbuffi. Che pensi. ” Si va beh dai, prego”.
Ma io Grazie te lo dico lo stesso. Perché mi hai fatto testarda. E quindi ho diritto di esserlo, e dire quello che voglio.
Grazie perché mi hai insegnato a ridere, di me stessa in primis.

Grazie perché anche se sei un orso, e non dici mai “Ti voglio bene”, me lo dimostri ogni singolo giorno.

Grazie perché mi hai insegnato che se non si combatte, non vale la pena di viverla, questa esistenza.

Grazie perché mi hai insegnato che la parola data e mantenuta, è la più grande garanzia di affidabilità.

Grazie perché mi hai insegnato che la vita è molto più facile se la si affronta divertendosi.

Grazie perché mi hai insegnato un sacco di cose sagge, e dato un sacco di consigli bizzarri. Che non seguirò mai. Tu lo sai. E fai finta di niente.

Grazie perché mi hai insegnato, con l’aiuto di quella donna eccezionale che è la mamma, che l’amore per un figlio è l’amore più grande e che si possa provare.
E fino a che non ne avrò uno di mio, tu rimarrai il primo grande amore.

Grazie a tutti i papà. Che ci sono. Che ci saranno. Che non possono vedere crescere i figli. Che non hanno il coraggio di fare i papà. Che combattono battaglie davanti ai giudici. Che prendono il loro ruolo molto seriamente. E a quelli che fare il papà è come fare il fratello maggiore.

Grazie a tutti i papà che ci sono ogni giorno, e non solo oggi.

 

Questa voce è stata pubblicata in MaryG world, Mondo femminile.

Commenti

  • http://cuoredicactus.wordpress.com cuore di cactus

    Resto sempre affascinata quando leggo dei padri degli altri. E’ una cosa che mi ha sempre incuriosito sapere come sono “gli altri padri”.
    Io non so se hai parlato del tuo ma se è così, anche se è sicuramente inutile dirtelo, sei fortunata.
    Ci sono padri che sanno esserci soltanto fin quando sei bambina, poi un giorno ti guardano e iniziano a chiedere continuamente perché non sei un maschio, perché sei così diverso da lui. Lì scopri che per lui diverso=sbagliato.
    Mi è servito molto tempo per capire che il mio amore non bastava e che il mio cuore non era fatto per incassare troppo a lungo certi dispiaceri e oggi, all’età di 23 anni, ho un padre di cui non parlo e a cui penso mai. Un padre con cui non ho alcun legame, che è stato modello di delusioni, mancanze e dolori e che è talmente sicuro di sé che non si accorge (e forse mai si accorgerà) di avermi persa.
    Spero che chiunque legga questo tuo bel post e abbia la fortuna di avere un padre degno di tale definizione, lo apprezzi sempre e lo ami più che può e se tra loro ci sono anche degli uomini, padri o futuri padri, vorrei dare un consiglio: amate le vostre figlie così come sono, proprio per quelle che sono. Rispettate la loro identità, la loro personalità, il loro carattere. Sostenetele, non lasciatele sole, non fatele sentire sbagliate, date loro modo di fidarsi di voi, di essere fiere di voi, che siete il primo, il più importante, che se certe cose siete proprio voi a fargliele mancare, un giorno saranno donne senza fiducia e senza forza d’amare. Che se crescono senza credere in voi, un giorno saranno donne che faranno una gran fatica a credere negli altri… e spesso non ci riusciranno.

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