I Dolori della Moda Maschile

Nasci.
Cresci.
Leggi una rivista femminile.
Credi di avere imparato.
Esci con uno.
Non hai imparato un cazzo.
Leggi un blog maschile.
Arriva l’illuminazione.
Esci con un altro.
Non hai imparato un cazzo manco sta volta.
Muori.

Il web e l’editoria offrono spunti interessanti per capire cosa non fare, ma soprattutto cosa una donna non dovrebbe mai indossare, pena l’afflosciamento virile nei primi cinque minuti dell’appuntamento.
A quanto pare un gambaletto sapientemente nascosto sotto la scampanatura dei pantaloni, creerebbe più scompensi ormonali di una conversazione cretina.
Sembra infatti che il geniale maschio, capti una mutanda contenitiva nel raggio di 400 metri e mai e poi mai accetterebbe di passare due ore in compagnia di una bella donna, se colei commettesse il peccato capitale di voler appiattire la pancia per nascondere i 120 grammi di pasta al ragù mangiati a pranzo.

Invece loro, gli uomini, mai penserebbero che anche noi siamo nauseate da accessori rivoltanti e da vestiti che non metteremo neanche al nostro cane.
La differenza è che siamo flessibili, soprassediamo.
Sappiamo che alla soglia dei 30 anni, ci sono cose sulle quali decidiamo di far finta di nulla, perché i papabili (e scopabili) sono una razza in via di estinzione, e trovare un maschio affascinante, con un lavoro decente, alto più di 1.80 e che paghi la cena, è diventato più complicato che vincere un biglietto omaggio per una camminata sulla luna.
Decidiamo quindi di essere superiori e accettare una cravatta con i gattini.
Ma c’è un limite.
Ci sono ancora degli indumenti maschili che ci creano imbarazzo, paura e un’ansia feroce.
Indumenti che dovrebbero prevedere lavori forzati a vita. In catene. E senza acqua.

1) Mezzo slip, o mezzo costume. 
Evidentemente lo slip intero faceva tanto vecchio secolo, non so. Adesso quindi va di moda metà. Metà eterosessualità compresa.
Io ora vorrei chiedere al genio che li ha ideati, al genio che ha risposto a questa idea con entusiasmo, al genio che ha deciso di investire dei soldi in questa minchiata enciclopedia,Perché.  Perché. Che già usciamo con uno e ci vogliono 20 minuti per iniziare ad annusare un briciolo di testosterone.
Non vi sembra di esagerare, stilisti?

2. Gli slip creativi. Che bianchi e neri mi dissero essere banali.
Quindi apriamo i rubinetti della fantasia e disegnamo della mutande con delle cose a caso.
Quelle con una sobria S di Superman, come a mettere le mani avanti. Come se noi, a vedere quella S, ci immaginassimo all’istante che colui che ci sta sopra, in realtà sia un supereroe, e non la reincarnazione della zia Esterina sotto Prozac.
Che dire dell’Omino Biscottino? Mai nulla fu più arrapante dell’Omino Biscottino.
Secondo Intimissimi io dovrei bollire di entusiasmo come un teiera, alla vista di cotanta mascolinità?
Io veramente, boh.

3. Meggins. I famigerati leggins maschili.
Almeno che voi, uomini senza gusto, non siate Roberto Bolle, con il quale mi travestirei da uomo pur di accoppiarmici, non avete il diritto di indossare una simile aberrazione.
E se state pensando “Si va beh, non saranno mai di moda”, vi informo che Justin Bieber ne va letteralmente pazzo. E ricordiamoci che Justin Bieber è un po’ come Berlusconi. Tutti lo disprezzano, tutti lo odiano, nessuno lo vota, ma non si sa come vince sempre il vincibile. E oltre.
Quindi state all’erta. Che indossare un paio di meggins color verde muschio e sembrare Peter Pan, è un attimo.

4. Culi di fuori. Dovrebbero essere i pantaloni dei ribelli, dei rapper, della variante maschile di Jenny from the block. Invece rappresentano i ritardati che non sanno che la moda dei pantaloni con le chiappe fuori è nata nelle carceri americane, dove le cinture non erano permesse per motivi di sicurezza, e dove -pare- avere il sedere di fuori implicasse il consenso ad un rapporto sessuale tra internati.
Ecco. Ora lo sapete. Copritevi che nella maggior parte delle volte non è neanche un bel vedere.

Noi ci impegnamo tantissimo. Abbiamo una costanza che farebbe invidia a qualsiasi maratoneta. Usciamo, ci esponiamo sentimentalmente, speriamo, abbiamo una fede che ci accompagna dai 6 ai 98 anni. Preghiamo qualsiasi divinità presente al mondo.
Saremmo disposte anche a compiere riti sacrificali.
Questa caccia all’amore è sfinente, deprimente, a tratti induce al suicidio ormonale.
Vi prego.
Già le donne dovrebbero avere uno stipendio extra. Perché trovare marito ormai è un lavoro, dove occorre applicare regole di marketing ben precise.
Già la concorrenza è spietata e straniera.
Facilitateci il tutto.
Una camicia, un boxer semplice e un bel sorriso. Non occorre altro.
Siamo sfinite. Ci accontentiamo.

Questa voce è stata pubblicata in Costume e Società, MaryG world.

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