La Convivenza e il Tiramisù mai riuscito

L’altra sera ero con le mie amiche e parlavamo di convivenza.

C’è chi pensava che fosse una prova inutile, chi reputava invece che fosse fondamentale per conoscere bene chi ti sta vicino.
Io me ne sono stata un po’ in silenzio, ho ascoltato le opinioni altrui, e per la prima volta in vita, ho taciuto per almeno 30 minuti, prima di vomitare anni di ideologie, assetti psicologici, smaronamenti culturali.
Poi chiaro. Mi sono scatenata con un fervore che manco Spartacus in arena.
La convivenza si, è una prova. Una prova d’amore, di rispetto, di complicità.
E’ un 50% di possibilità che sia un successo. Esattamente come ogni altra cosa nella vita.
E poiché si parla d’amore, è una prova che vale doppio, dove sulla bilancia del raziocinio ci sono i sentimenti. Escusaseèpoco.
Per questo motivo, dare una connotazione negativa al termine Prova, credo sia una cosa quanto mai bislacca.
Io provo a fare il tiramisù in casa, e non ci riesco mai. Perché il monologo della dietologa No zuccheri, cazzo! mi riecheggia nel cervello, e perché i savoiardi riemergono come un vecchio relitto abbandonato sotto strati di mascarpone.
Provo a farmi la ceretta da sola, e alla quarta madonna che urlo, con la gamba piena di cera appiccicosa, vado a farmi salvare dall’estetista sotto casa.
Provo ogni anno ad abbandonare l’idea dei leggins in agosto sotto i vestiti lunghi, ma no, non ci riesco mai, perché quei leggins mi fanno sentire più magra, e ognuno di noi ha le corazze che si merita.
Ma non convivere perché no, le prove in amore non vanno bene, è un concetto che mi fa arrabbiare tantissimo.
Innanzitutto noi siamo donne. E creiamo prove anche quando si tratta di testare la fedeltà del pasticcere.
Ci iscriviamo a una seduta prova di massaggi Shiatsu prima di fare l’abbonamento.
Proviamo il corso di pilates, il nuovo istruttore di nuoto, la babysitter, e prima di essere assunte siamo costrette a 6 mesi di prova a 500 euro al mese, prima di avere la speranza di un contratto dignitoso.
Con un uomo siamo anche peggio.
Siamo quelle del Non chiamo io così vediamo se lo farà lui.
Non gli dico che lo amo per prima e scopro quanto ci mette spontaneamente a dirmelo.
Ci esco a cena e cronometro quanto passa prima di smettere di ascoltarlo e iniziare a pensare al mio ex, che lui si, era piacevole.
La nostra vita è costellata di prove che subiamo e infliggiamo.
Però se si tratta di convivenza non capisco perché l’idea sia insensata. Meglio buttarsi subito dal precipizio e vedere se siamo capaci di volare.
Poi se non ci riusciamo, moriremo, che vuoi che ti dica.
Io questi tentativi suicidi li trovo assurdi.
La convivenza è un’esperienza bellissima o terrificante che ti fa conoscere realmente chi hai davanti.
Vogliamo chiamarla prova? Concorso a premi? Contest? Talent Show?
Fottecazzo.
Io la trovo fondamentale.
Il premio finale non deve essere il matrimonio, che chissenefrega dell’abito bianco – che mi ingrassa oltretutto – ma la serenità familiare.
Trovo che abbia dei vantaggi incredibili.
– Saprai se lui è soggetto a sbalzi umorali (e ormonali) degni di Hulk.
– Saprai che se avrai una voglia sessule impellente ci sarà lui a soddisfarla evitando di mettersi in macchina alle 3 di notte.
– Saprai prima di esserti impegnata In salute e in malattia, ogni quanto capita la sua mamma a casa senza preavviso minimo ( che io stabilisco essere di una settimana).
– Saprai se ti sopporterà anche quando sarai nel mood del Donne dududu in cerca di guai.
– Saprai se cambierà il rotolo della carta igienica da solo, o aspettarà che germogli come il rododendro.
– Saprai la misura della sua puzza, e i tempi con cui deciderà se e quando lavarsi.
– Saprai se ha vizi imperdonabili come il poker online o la chattata con la cara amica polacca a notte fonda.
– Saprai se russa, e di conseguenza potrai pianificare prima del mutuo quarantennale due camere separate.
– Saprai quanto vi divertite nella quotidianità, e dal mio punto di vista, una relazione funziona bene se ci si diverte.
– Saprai se è uno che ti aiuta con le bollette e non uno che ti dice Anticipa tu, poi facciamo conti.
– Saprai se dopo una litigata ti terrà il muso per 78 ore continuative o sarà un pelo meno scassacazzi.
– Saprai se avrà voglia di aiutarti con la spesa, o se sarà uno che alla parola Supermercato sparirà come un uomo medio post coito
Poi. Se sono rose tradizionali andranno all’altare, se sono rose moderne continueranno nell’idillio delle coccole al sabato e delle pulizie alla domenica, se sono tragedie finiranno. E stop.
Prima di aver speso millemilla euro per un matrimonio, aver coinvolto i cattolicissimi parenti del Sud, aver infranto i tuoi sogni di bambina, ed evitato di dire Lo voglio a frasi senza senso come:

In ricchezza o in povertà, fino a che morte non vi separi.

Che oltre a portare sfiga, me par pure una condanna.
Amen.

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