La 71esima mostra della Vanità

Quest’anno è stato un anno particolare per me.
Ho passato un inverno molto pigro, direi quasi letargico, durante il quale sono uscita pochissimo.
Non mi sono fatta trascinare alle (poche) feste di Padova, ho evitato come la peste le discoteche e mi sono un po’ persa.
Mi piace pensare che mi sia riposata. Le bugie a me stessa sono quelle che mi riescono meglio.
Non ho la minima idea di come io abbia affrontato un intero inverno senza la mia scorta solita di Martini in corpo.
Poi è arrivata l’estate e tutto ciò che avevo evitato fino a quel momento, ho iniziato a desiderarlo, come una nostalgia che ritorna. Un po’ spaventata ed un po’ arrogante.
Ho vissuto di notte, ripescando dalla gioventù quello che era il batticuore da pre-serata, lo sforzo immenso di apparire bella davanti ad uno specchio, la riluttanza verso i tacchi che però, maledizione, sono sempre sexy.
Ho fatto finta di non accorgermi della lentezza del mio recupero fisico post-sbronza, della fatica di non sbadigliare. Ho abilmente ignorato gli sguardi di desiderio, diminuiti rispetto ai miei 20 anni e con essi anche la voglia di divertirsi a tutti i costi.
Ho vissuto, insomma. Con fatica, ma ho vissuto.

Così sabato, ho raccolto le forze, il mio tubino Calvin Klein, una truccatrice bravissima (Elisa Smile), un parrucchiere da urlo (Paolo Rubin) e con la mia amica B. mi sono diretta alla terrazza del Molino Stucky, Giudecca, Venezia, per la festa di conclusione della mostra del cinema.
In questa parata di vanità assoluta ci sono cose che ho imparato, altre che ho confermato, e molte che mi hanno stupita al punto da lasciarmi stordita.
Ho scoperto che chiedere una pizza a Venezia dopo le 10 di sera equivale a domandare un diamante ad un ragazzo riluttante.
Ho conosciuto uomini bellissimi e completamente cerebrolesi. Che non è una banalità, perché io, figlia di una cultura completamente maschilista, ho sempre pensato che fosse una prerogativa delle donne.
Ho capito che se uno è figo, davvero figo, può indossare un completo rosso fuoco e che i concierge degli alberghi di lusso possono essere un’ottima risorsa.
Ma soprattutto ho tristemente notato una cosa.
Che lo stile e la classe sono diventati pigri, escono di rado, come me, lo scorso inverno.
Ho visto ragazzine in jeans e t-shirt entrare alla mia stessa festa, quella festa dove il dress code imponeva ELEGANZA.
Ho visto ninfette vomitare a cuor leggero davanti all’entrata dell’Hilton, come se il proprio stomaco non fosse un problema loro.
Ho visto russe con minigonne inguinali e calze a rete, accompagnate da papponi con camicie a scacchi.
Ho visto seni scoperti e capelli arruffati.
Ho visto una generazione corrermi accanto, fatta di unghie fluo e ciabattine con tacchi.
Ho visto tanto che alla fine mi bruciavano gli occhi.

E tra un vaporetto ed un vodkalemon mi è arrivata la rivelazione.
Aveva ragione Aristotele Onassis quando diceva:” Per avere successo, sii abbronzato, vai a vivere in un palazzo elegante (anche se abiti in cantina), fatti vedere nei ristoranti alla moda (anche se ti berrai una bibita), e, se chiedi un prestito, vacci giù pesante.”.
Perché tutto è diventato una parata del sé, un’incuranza verso l’etichetta, una maniacale corsa verso uno scatto sul giornale.
La voglia di stupire che si accascia su se stessa e risorge volgare e primitiva.
Allora io a queste ventenni figlie di una cultura alla Roberto Cavalli non dirò assolutamente nulla, non mi immolerò sul pulpito dell’eleganza, perché no, non ne ho le credenziali.
Mi piacerebbe però girare per la strada e vedere donne curate, con le unghie appena fatte, con vestiti adeguati al loro ruolo: di casalinga, di manager, di studentessa, di mamma, qualunque esso sia.
Perché partecipare ad eventi con gente agghindata come se stesse andando all’Esselunga fa male al senso estetico.
Di chiunque.

Ps. Ringrazio infinitamente tutte le persone tremendamente eleganti che ho visto.
Le ringrazio perché per un attimo mi sono scordata del lavoro, delle bollette da pagare, della mia solita inquietudine.
I bei vestiti hanno anche questo potere.

Questa voce è stata pubblicata in Costume e Società, MaryG world.

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