Confessioni di un Cantautore inquieto

Chi come me ha avuto il piacere di galoppare nei boschi, sa perfettamente che animale incredibile sia il cavallo.
Un concentrato di contraddizioni palesi. Gigantesco e pauroso nella medesima percentuale. Un rumore, un’ombra e il terrore si impadronisce della sua anima maestosa. L’attimo prima sei in sella e quello dopo sei stata disarcionata. Con alcuni uomini è lo stesso.

Qualche giorno fa ero nella Città Eterna per firmare un contratto importante per questo blog. Camminavo tra la storia e la poesia e osservavo i quadrupedi che trainano i calessi. C’erano quelli mansueti, arresi alla propria condizione, muso basso, sguardo sull’asfalto. E poi c’erano gli altri. Quelli che al morso non si sono mai rassegnati. Muovono la criniera con scatti furiosi, gli zoccoli che bruciano sull’asfalto, gli occhi di chi si ribella. Alla seconda tipologia appartiene Gabriele Morini.

La prima volta che l’ho visto si stava preparando ad un concerto. Occhi azzurri che non bastano mai. Mani febbrili che toccano la gente. Una miriade di Ciao, una miriade di amici venuti a sentirlo. Io, che nell’attimo in cui ascolto la sua voce capisco che potrei non fare altro nella vita. Stare seduta ad ascoltare uno sconosciuto che riempie una stanza di profondità e abisso.
Tra una canzone e l’altra dice spesso la stessa frase Le mie donne mi considerano un anafettivo. E non capisco come anafettivo si sposi con parole come Strano destino averti così tanto vicino, ma poi te ne vai, sapendo che se fuggi quando torni tu mi troverai.
Ho bisogno di capirne di più. È la mia inquietudine che me lo chiede.

Ci incontriamo il pomeriggio seguente con la scusa di un’intervista. Ho bisogno di studiarlo. È il bisogno primordiale di una donna nel capire chi sia colui che le ha fatto vedere arcobaleni travestiti da cera che cola.
Il desiderio di capire chi si nasconde dietro alla maschera. Il cantautore che recita i panni dell’uomo e l’uomo che si nasconde dietro il cantautore.

Gabriele pensa di più di quanto ride. Lo capisco studiando i suoi lineamenti. Ognuno sembra la corteccia di un albero. Ognuno racconta una storia e la sua ruga pronunciata sulla fronte, più spessa di quelle attorno alla bocca, mi fa capire che abbia pianto più di quanto abbia gioito. E per i suoi 36 anni questo è un reato.
-Raccontami perché saresti un anafettivo. Così abbiamo cominciato. Roba che un altro si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato.
-Il vero anafettivo è tremendamente affettivo. 
-Che cazzata.
Sorride.
-Non avere fretta. L’anafettivo nasconde la sua emotività, la protegge e la centellina. Non la dà a tutti. La preserva perché distribuirla significherebbe esporsi, distruggersi. È più facile così.

Occhei. Ora inizio a essere interessata.

Gabriele ama con la testa. Le ferite glielo leggo tutte, una per una. Corrono con le vene, attraverso il collo, si buttano giù per quelle mani che hanno afferrato chitarre e schiene di donne con la medesima passione.
Ha lasciato il suo lavoro stabile, perché la stabilità gli faceva schifo.
Vive su montagne russe umorali.
Ha bisogno di sentirsi vivo e lo fa sfidando la sorte.
E così usa la testa per l’amore e il cuore per il resto. Gli dico che sarebbe prudente fare il contrario. Non risponde.
Più parliamo e più tutto quello che credevo fosse affascinante in un uomo mi si disintegra davanti agli occhi.
Io che cerco la stabilità, perché di instabilità ne sono piena, immagino come potrebbe essere condividere l’esistenza con un Bianconiglio che ti trascina nella sua tana. E non è una tana facile, ma un luogo pieno di ombre e di oscurità. Senza il buio la sua arte non sarebbe colma di luce. Ma questo lo penso io.
Mi dice che l’amore è un arricchimento sociale. Che due individui devono stare insieme per crescere all’interno della società, per far esaltare l’uno le abilità dell’altro, per conquistare prestigio. Mi vengono in mente i protagonisti di House of Cards, ma non glielo dico.
Per la prima volta taccio e ascolto.
Con un cantautore non saprei che altro fare. Con un cantautore colto è l’unica soluzione sensata che mi si presenti.

Realizzo che ci sono uomini come treni, sui quali occorre salire al volo per non perderli. Altri che sono strade. Da percorrere. Gabriele è un treno da attraversare. Dalla prima all’ultima carrozza. E poi viceversa.

Le donne non sono intercambiabili, come deduco io. È più facile credere di avere a che fare con uno stronzo. Ma no, non è nemmeno questo. Lui è come i cavalli che ho montato io, ma che non sono mai riuscita a domare. Uno che desidera una compagna con un carattere forte per lenire il fuoco che ha dentro, ma poi la distrugge. Si distruggono.
E allora si è autoconvinto che valga la pena frequentarne femmine meno impegnative. Ma che alla fine non riesce a stimare.
E l’epilogo è che l’amore non è altro che finzione, è solo una camminata sul precipizio tra ciò che vorrebbe e ciò che può offrire. È il dramma degli uomini intelligenti, cercare di lenire la propria natura con soluzioni facili che non soddisfano.

Con Gabriele occorre andarci giù pesante. Con le domande, ma soprattutto con le risposte. A volte me le fornisce lui, a volte azzardo e vado a segno. È cercare di capire un’anima per il mero gusto della conoscenza e non della conquista, una cosa che forse non mi è mai capitata. Lui mi guarda negli occhi per scoprire e non per sedurre. Forse non è mai capitato nemmeno a lui.
È una giornata di prime volte. E di immersioni in anfratti che mai si erano esplorati.

E lo vedo quel muso di cavallo che afferra con i denti le redini.
Ma Gabriele, a differenza dei predestinati a stare fermi, si libera dalla frusta del suo cavaliere, si strappa il morso e galoppa sui sampietrini di una Roma che non è ancora pronto ad accoglierlo come meriterebbe.
Un cavallo impazzito diranno i turisti, Il più grande nemico di se stesso diranno quelli che hanno avuto il piacere di ascoltarlo almeno una volta.

– Sapendo che dal buio degli abissi non si torna indietro mai – Gabriele Morini, Timida Danza: https://www.youtube.com/watch?v=jL6W5CPdY6k

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Commenti

  • Vittoria Marin

    La dolcezza e la sensibilità con cui descrivi le persone è commovente. Fortunato lui che ti ha incontrato.

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      Grazie mille Vittoria!

  • Martina Perucci

    La più bella descrizione di un uomo che abbia mai letto nella mia vita.
    Brava MaryG

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      Grazie Martina! <3

  • Klaudia

    Sono andata a sentire la canzone ed è bellissima. È bellissimo pure quello che scrivi tu.

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      È meravigliosa! Grazie baby!

  • Valerio S.

    Dopo questa descrizione sono quasi geloso di quella che facesti a me.
    Brava Mary sei una donna incredibile!
    Vale

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      Grazie Vale e la tua fu fatta in un momento particolare! Baci

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    Non toglierei mai alle persone le proprie credenze, né le proprie armature.
    Te le sei guadagnate con cura.
    E indipendentemente che siano reali o espresse fanno parte di te. Chi sono io per dire il contrario?
    Ciao Gabri.

  • Cristina

    Grazie per avermi fatto conoscere questa canzone in particolare,ma anche le altre! Bravo Gabriele e brava MaryG.!!! 🙂

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      Grazie Cristina!

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