L’amore sussurrato dei bambini

Quando ero bambina, mi innamoravo spesso di quelli che avevano dimostrato un po’ d’amarmi. Uso apposta la parola amore, perché non so quale altra scomodarne, quando si parla di bambini.

Se il mio compagno di classe mi guardava, mi amava.
Se mi parlava più del solito, mi amava.
Se mi diceva Devo parlarti, mi amava (pazienza se poi voleva solo chiedermi i compiti. Io in quel Devo parlarti vedevo tutte le intenzioni del mondo, dal Oggi sei bellissima al Non fidanzarti con nessuno che tra 20 anni ti sposo io).
Se mi rincorreva, mi amava.
Se mi regalava la sua merenda (già all’epoca la mia non mi bastava, ma ai tempi ero anche magra, metabolismo del cazzo perché mi hai abbandonato?), mi amava.

Che poi avevo ragione io. 
Sono sempre stata un’infante che preferiva passare il suo tempo con le femmine. Non ricordo amici maschi. Non li ho nemmeno ora, a parte i gay. E so perché è sempre stato così. Perché le percentuali che mi innamorassi erano talmente alte da farmi passare la voglia, non so voi, ma io un rischio così mica l’ho mai accettato. E quindi giocavo con le bambole con le bambine tranquille e mi arrampicavo sugli alberi con le bambine vivaci.

Dicevamo. Avevo ragione io. Perché non avendo compagni di gioco dotati di pisello, se mi dedicavano più attenzioni del dovuto era perché un po’ a loro piacevo.
E siccome io non sono mai stata una da sentimenti facili, io a loro non piacevo, mi amavano proprio, che volete mettere la soddisfazione?

Ora. Mia madre ha giurato di non avermi riempito il cervello di merdate romantiche fin dalla più tenera età, ma io non le credo tanto, perché sennò tutto sto miele nell’anima mia, non si spiega.
Alle elementari ad esempio, già sognavo di essere baciata.
Ma baciata sul serio non come quel bacio di merda sulla bocca deformata in stile criceto che ricevetti in quinta.
Baciata santoddio, come quando Rossella viene stretta tra le braccia di Rhett. Baciata come il super limone che si davano Jasmine e Aladdin sul tappeto volente. E invece i maschi mi davano la merenda. Sì per carità grazie. Però…

Comunque. A me quell’amore lì non bastava. Mi rendeva fottutamente grata verso colui che esprimeva il suo affetto nei miei confronti, a volte mi sembrava pure di contraccambiarlo, perché l’idea dell’amore unilaterale mi ha sempre fatto una tristezza incredibile e pazienza se negli anni a venire l’avrei provato più del dovuto. A me l’amore da bambini non bastava, ma mi piaceva.

E questa cosa qui da grande mi ha un po’ fregata perché da un lato mi ha fatto riconoscere le piccole attenzioni, apprezzarle, desiderarle, dall’altra mi sono beccata più pesci in faccia io che Sampei. Perché quando cresci se uno ti offre una sigaretta è solo una sigaretta. Mica un pegno d’amore. E invece in quei gesti delicati, infantili, ho continuato a vederci il mondo.
E anche in quel caso, a volte, avevo proprio ragione. Ma un conto è se hai 8 anni e ti offrono l’ombrello quando piove, un conto è quando ne hanno 30 e non ti richiamano. Cioè, c’è da rimanerne spiazzati.
Eppure io, con la memoria, quando vado ai tempi dell’università, vedo più amore di quanto ne vedessi allora. Perché quando ci sei dentro mica ti accorgi delle piccole cose, te ne stai là ad aspettare il gesto eclatante, il bacio sotto la pioggia, la dichiarazione piena di pathos, e aspetta e spera bambina, che mica sei dentro a una favola!

E allora mi sono accorta di averla persa, quella bella dote di riconoscere l’amore altrui, ottenebrato da metri quadrati di aspettative mai realizzate. Riesco ad individuarlo solo quando è palese, urlato, a tratti volgare. Quando non lascia più via di scampo.
Ho capito pure, quanto l’amore per i maschi sia rimasto uguale negli anni.
Tu ti aspetti il limone selvaggio e loro ti regalano il pranzo.
E fattelo bastare, sorella.

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Questa voce è stata pubblicata in L'amore secondo MaryG, Relazioni.

Commenti

  • Karen

    Bellissimo. Delicato. Intenso. Brava!

  • http://visionidalbasso.wordpress.com therealsadness

    Bello (e mi ci sono pure rivista un bel po’!!)

L'amore secondo MaryG

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