Quando è il caso di sparire

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“Quindi. Vediamo se ho capito bene. Vi siete incontrati mercoledì. Giovedì ti ha scritto lui e avete continuato con messaggi per tutto il giorno. Venerdì vi siete visti a cena. Sabato siete andati a letto”
“Sì è stato pazzesco”
“Ma pazzesco nel senso che ti sei dimenticata come ti chiami o nel senso che l’hai fatto dimenticare a lui?”
“Fà qualche differenza?”
“Sì, ma andiamo avanti. Si è fermato a dormire da te e fin qua tutto bene.”
“Dici?”
“Beh non è una promessa di monogamia, ma un uomo che si ferma per la notte significa che è a suo agio. Meglio che un calcio sui denti”.
“Sì ma poi è sparito”.
“Sabato non l’hai sentito per tutto il giorno tranne un misero messaggio striminzito. Domenica idem. Il lunedì hai perso la testa”
“Come fai a saperlo?”
“Perché siamo tutte uguali”.

Perdere la testa per una donna significa fare delle cose che in una condizione emotiva-ormonale stabile non le verrebbero mai in mente. La situazione traduce in psicopatia acuta e si verifica quando il lui di turno sparisce.
Ho visto donne magnifiche trasformarsi in mostri perché l’uomo con cui si stavano frequentando non era raggiungibile per tutto il weekend. Certo, sappiamo che se uno con cui usciamo non si rende raggiungibile per 48 ore, difficilmente ci chiederà in spose appena rincasato, ma la scenata comunque è cosa brutta.

Quindi. Gli mandiamo il primo messaggio. In cui cerchiamo di farci notare. Ricordare.
Tipo “Ehi ripensavo alla scorsa notte, sono stata bene” (tagliamoci le mani, sorelle). Lui evidentemente no, altrimenti non sarebbe un latitante. Ma noi non ci possiamo credere. Insomma. Ha detto che come noi nessuna mai, che era da quando gli è morta la gatta che non era così in sintonia con qualcuna, che il sesso è stato stupefacente.
Ma nonostante questo, non risponde. O risponde a monosillabi, che se vogliamo è pure peggio.
Non ci arrendiamo. Proviamo ad organizzare un altro incontro, perché se nel primo non è stato rapito dal nostro fascino, con il secondo saremmo fortunatissime.
La dignità ormai ha fatto le valigie ed è scappata con qualcuno che non si sta umiliando per un uomo appena conosciuto.

Poi ad un certo punto succede una cosa magica. Lui riappare. Non perché improvvisamente il suo Grillo Parlante interiore sia rinsavito da una sbornia colossale, ma perché noi siamo disponibili e glielo abbiamo dimostrato in ogni modo.
Di fatto si farà sentire verso le 22, perché a cena ci ha già portato una volta e quindi anche basta, e a quell’ora sarà stato paccato dalla sua trombamica e ha voglia di fare sesso.
Noi ci andiamo perché diciamoci la verità. Non aspettavamo altro che rivederlo. È la nostra grande occasione! In realtà no, ma lo scopriremo molto presto.

Ed eccolo lì. Quello è il momento di sparire. Di rispondergli che quella sera siamo impegnatissime, ma magari sarà per un’altra volta.
E da lì, il nulla.
Spegniamo il telefono, non rispondiamo a whatsapp, a Facebook, ai segnali di fumo, ignoriamo pure l’arcaico MSN e dileguiamoci. Se ci vuole si deve sbattere un casino perché è quello il momento in cui può cambiare opinione su di noi. Quello è il momento in cui potremmo eventualmente trasformarci da sciatta donna disponibile, a preda.
Ma al momento, con quell’invito delle 22 (o delle 20 o delle 15), non ci vuole ancora.
E non ci vuole perché gli abbiamo reso la caccia superflua dall’inizio.
Non vuole la nostra anima, solo la nostra patonza, che soddisfazione.
Potremmo anche ridargliela se il sesso è stato così magnifico la prima volta, il problema è che essendo già coinvolte faremmo solo danni. A noi stesse.

Quindi sciò. Ciao bello. Implora, stronzo.

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