Tutti i treni delle mia Vita

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I treni passano una sola volta nella vita, mi dissero in tanti.
E io là, su binari morti, ad attendere qualcosa che non sarebbe mai passato, ma che mi avevano convinto mi potesse salvare. Stazioni solitarie e una domanda nella testa E se il treno non passa?
E poi uno passava e io ci salivo su, perché Se questa sarà la sua ultima fermata come faccio a ignorarlo e restare nel dubbio che avrebbe potuto essere quello giusto?

Che palle questi treni che passano una volta, spesso non passano mai, o sono in ritardo, o in anticipo e si presentano quando io sto dormendo, – vita bastarda – Come avrei potuto sapere che sarebbe arrivato a quell’ora? Come si fa a passare una vita in stazione con il naso prima verso destra, poi verso sinistra, alla ricerca di un Ciuf Ciuf che sia proprio il tuo?

E allora penso a tutti i treni della mia vita.

A quelli che sono passati e non mi piacevano, ma ci sono saltata su lo stesso, un po’ così all’avventura e Chissà dove mi porterà. Poi le destinazioni non erano sempre bellissime, magari tornavo a casa un po’ delusa, ma sapevo che quel treno andava eliminato. Ci sono occasioni che devi provarle per forza prima di dire che non fanno per te. I peperoni piccanti devi assaggiarli prima di dire che non ti piacciono. Penso al treno dell’Università, viaggio finito con fatica e con poca convinzione. Viaggio che ha confermato che io a studiare non ci sono tanto portata. Ma è stato un viaggio che andava finito, È costato un sacco di soldi, vuoi non terminarlo? Terminiamolo allora.

C’è stato il treno che sapeva di Lui. Aveva quell’odore da maschio adulto con all’interno un paio di gocce di giovinezza, a darmi l’illusione che a guidarlo fosse davvero un macchinista giovane, ma sapiente. Avrei poi scoperto che non esistono macchinisti giovani e sapienti. Ma solo giovani. O solo sapienti. Perché la prima volta che guidi un treno non puoi sapere cosa succederà. Allora da quel treno sono scesa con il magone perché di finire la corsa non era proprio il caso. Il treno sarebbe deragliato ed io sarei morta. Quello è il treno del rimpianto. Chissà, magari non sarei morta.

Un giorno in una piccola stazione di periferia, arrivò un treno buffo. Di quelli che vedi nei film western, che sembrano sempre che debbano essere assaltati dagli indiani. Aveva un vagone solo. Un po’ ammaccato, un pelo arrugginito, tutto buio, ma allo stesso tempo tutto nuovo. Non sono mai stata una che viaggia in prima classe, perché la comodità la trovo pure in seconda. Aveva il fascino della prima classe. Ma il retrogusto di passato. E quella volta decisi di fare io l’indiana. Ci saltai su con tutta me stessa, cavallo compreso. E ancora non ci sono scesa.

Poi ci sono tutti i treni che ho visto corrermi a fianco. Non si sono fermati loro. Certo, avrei potuto fare un cenno anch’io, sporgermi in avanti, superare quella cazzo di linea gialla che mi ha sempre fatto una paura terribile. Quando vedo i bambini che con arroganza ci mettono un piedino oltre, ho sempre l’istinto di afferrarli per un braccio e riportarceli dietro. Ma loro sono bambini. Coraggiosi. Non sanno cosa li aspetti dopo quella fottuta linea gialla.
Ma la verità è che io, quella linea gialla non l’ho mai oltrepassata. E i treni hanno continuato a sfrecciarmi sul viso senza fermarsi. E io li lasciavo andare, Perché se non ti fermi tu, perché mai dovrei convincerti io a farlo?

E poi ci sono i treni più interessanti.
Sono quelli che si sono fermati a un metro da me e li ho ignorati. Ho girato loro le spalle e ho cambiato binario. E sono stati la maggior parte. Niente tragedie di linee non superate, niente tragedie di treni che non sai dove ti portino, o di treni da cui preferisci scendere perché fanno paura.
Ci sono treni che – semplicemente – non prendiamo perché sappiamo che ci condurranno in destinazioni per nulla allettanti.

Il difficile è saperli riconoscere.

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