I diritti della Madre Snaturata

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Sono veramente una pessima, pessima madre. E poichè me ne sono fatta una ragione molto presto, ho stilato il decalogo dei diritti della madre snaturata.

1. Il diritto a non sapere perché cazzo mio figlio stia piangendo
Oh Leonardo piange cos’ha?
Ma che ne so!
Pensate che siccome io sia una madre sia sincronizzata cerebralmente con la mia prole. No. A volte piange perché ha fame, altre perché ha sonno, ogni tanto perché rompe le palle, molte volte piange per un motivo preciso che non ho idea quale sia.
Facciamocene una ragione.

2. Il diritto di farlo dormire nel lettone
C’è una cosa che supera il bisogno di rendere felice il mio bambino. Il bisogno di rendere felice me stessa. Se nel matrimonio vale il detto Moglie felice vita felice, nella maternità è lo stesso. Odio alzarmi di notte. Lo odio alla pari dei leoni da tastiera e della granella di cocco. ODIO. Quindi sì. Piccolo Troll passa le notti nel lettone, imparando un sacco di cattive abitudini. Non sta in mezzo a me e a Francesco, ma tra me e il muro, in modo che il suo papà possa ancora toccarmi le tette nel sonno, cosa che ci rende entrambi felici. E da quando ho deciso di privilegiare me stessa, il pupo dorme 6 ore di fila. 6 ore di fila da quando ha compiuto 15 giorni di vita, con picchi di 8 ore consecutive ora che ha 2 mesi. Certo, a volte si sveglia in continuazione, ma rimando le spiegazioni al punto 1.

3. Il diritto di lamentarmi
Il fatto che abbia di base un bambino buono, non significa che non sia durissima. Leonardo è stato cercato e voluto, ma sarei arrivata più preparata se qualcuna mi avesse detto davvero quello che sarebbe stato. Perché non è solo la mancanza di sonno a renderci isteriche. Pure il senso di inadeguatezza, la paura, la solitudine. Ed invece erano tutte pancine del cuore, unicorni e casette di marzapane. Per poi scoprire, una volta diventata mamma, che era una facciata, che pure loro piangevano e pure loro imprecavano. Cerchiamo di essere solidali tra di noi. Sappiamo che è dura. Sappiamo però che migliorerà. E sappiamo pure che poteva andarci peggio.

4. Il diritto di sentirmi molto fica
Non mi sentirò mai migliore rispetto a una donna che di figli non ne ha, e urlerò sempre il diritto di chicchessia a non volere mettere al mondo nessuno, ma io, da mamma, mi sento molto fica.
Mi sento fica quando faccio da mangiare con una mano, con l’altra cullo, con un occhio guardo il tablet e con l’altro sbircio che non si bruci il pollo. Mi sento fica quando riesco a scrivere questo blog sebbene abbia un neonato da accudire. Mi sento fica quando riesco a d aiutare in ufficio nonostante sia ancora in maternità. Mi sento fica quando dopo una giornata stressante trovo il tempo di fare l’amore. Mi sento fica quando esco con una carrozzina, un marsupio – che non si sa mai che il pupo inizi a strillare – e due cani al guinzaglio. No. In quel caso più che fica mi sento una super eroina.

5. Il diritto ad averlo sempre in braccio
Io non ho mai visto un mammifero lasciare che il proprio cucciolo si calmasse da solo. E voi? Non parlatemi di vizio quando si tratta di bisogni. Il bisogno del contatto, di sentire la mamma vicino, del pelle a pelle. Sono necessità, non capricci. Questo l’ho letto in decine di libri. E comunque anche se così non fosse, mi piace tenere in braccio il mio bambino, annusarlo, cullarlo, cantargli delle orribili canzoncine che spero non ricorderà mai. Così facendo si abituerà a stare in braccio anche da grande? Sti cazzi, vorrà dire che lo riabituerò. A stare giù.

6. Il diritto di chiudere la porta
Sono una madre, il che significa che sono esausta. A volte sono nervosa. Nella maggior parte dei casi, felice. Ma ci sono delle volte che prevale il bisogno di non sentire un neonato urlare. Sono quei giorni in cui ripeto a me stessa Non ce la faccio. Nei quali  magari mi viene da piangere. E allora lo metto nella sua culla in camera, chiudo la porta, accendo la tele e faccio finta di non sentirlo. E ho il diritto di non accusarmi di essere una madre di merda. (Anche perchè poi lo so sempre come va a finire. Dopo due minuti corro da lui, lo prendo in braccio, imploro perdono e prometto di non farlo mai più. Fino al successivo esaurimento).

7. Il diritto di tornare a lavorare quando voglio
Prima di essere madre sono una donna. Nel mio caso una donna che ha studiato, che ha una vita sociale, delle ambizioni, una carriera. E considerata la quantità di anni passati ad investire su me stessa, non ho alcuna intenzione di rinunciarci. Quando me la sentirò tornerò in ufficio. Pace all’anima vostra.

8. Il diritto di uscire con le amiche e lasciare il pargolo al padre
Non sono ipocrita. Ci sono degli aspetti della mia vita da non-madre che mi mancano. Mi vergognavo di dirlo ad alta voce perché mi sembrava di fare un torto al mio piccolo. Così me ne sono stata zitta. Quando il silenzio ha cominciato a diventare pesante ne ho parlato con Francesco, che di risposta si è fatto una grassa risata. Ma perchè devi rinunciare a una cosa che ti fa star bene? Mica lo abbandoni. Quindi sì, una volta alla settimana mi faccio bella, mi trucco come una ragazzaccia ed esco con le amiche. Credo che mio figlio lo sopporterà.

9. Il diritto di allattare dove voglio
Se potete sopportare la vista di un topless in spiaggia, potete sopportare la vista una madre che nutre il proprio bambino in un luogo pubblico. La differenza è la nel primo caso si tratta di lecito esibizionismo, nel secondo di bisogni fisiologici. Non ho intenzione di nascondermi nei bagni dei centri commerciali o nelle chiese(sì, avete letto bene)per fare la cosa più naturale del mondo. Non sopportate una simile presa di posizione? Giratevi dall’altra parte.

10. Il diritto di:
allattarlo fino alla laurea, il diritto di odiare l’allattamento, il diritto di farlo andare al nido, il diritto di tenerlo a casa, il diritto di guardarti negli occhi e dirti che con le tue teorie evolutive di sta cippa mi hai frantumato le palle.

11 (E PIÚ IMPORTANTE). Il diritto di aver fatto un figlio e di gestirmelo io.

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