Stai lontano da quelle come me

Ho un sacco di cose da dire, come quando nasce un pensiero che non sta fermo in testa, allora vorrei buttarlo fuori, ma il maledetto si confonde, si scontra, si perde e ne esce malissimo.
Allora lo proverò a mettere in ordine, partendo dall’inizio.

Stai lontano da me.

Sono una trappola.

Una di quelle che da lontano sbarluccicano ma da vicino accecano. E non c’è niente di positivo nel rimanere ciechi. Nessuna metafora sullo splendore della luce, giuro. Nessun complimento a me stessa nascosto. Acceco, faccio male.

Sono una di quelle che ride quando è felice e piange quando è triste.
Sul palco della finzione io sono in platea, non partecipo a nessuno spettacolo.
I miei sentimenti sono così palesi che si potrebbero scrivere storie sulla veridicità delle mie rughe sulla fronte. Non riesco a nascondere niente e questo fa di me una persona completamente priva di mistero. E il mistero piace. Il mistero lascia illusioni.

Sono una di quelle ingorde.
Con la vita, con il cibo, con il vino, con i sentimenti. Quando una cosa mi piace la assorbo così tanto da farci indigestione, la divoro e indecente aspetto che sopraggiunga la nausea.
Ora tu dimmi se puoi conoscere una così.
Una che si nutre di te e poi, senza preavviso alcuno, non ne può più.
Una che ride masticando e poi sputa disgustata.
Nessuna passione urla in me equilibrio.
Nessun piacere sarà mai perenne.
Stammi lontano, è meglio.

Sono una di quelle che ama viaggiare.
E viaggiando si sa, si può perdere la strada.
Mi infilo in vie e in città con il solo scopo di smarrire la (retta)via.
Ma se mi perdo non mi lamento mai e chiedo spesso indicazioni.
Sai come funzionano queste cose, camminando mi allontano.
E non domando mai di accompagnarmi.
Capisci il guaio?

Sono una di quelle egoiste.
Ma di quell’egoismo cieco.
Lo so che questo lato fa schifo, ma capiscimi, devo salvarmi. Conto più io, dal momento in cui ho messo la mia felicità davanti a tutto. E sono riuscita negli anni ad essere spudoratamente felice. E per questo non combatto per aggiustare i cocci, non combatto quando c’è da salvare una causa persa, non combatto quando ho la sensazione di allontanare la felicità che così difficilmente mi sono conquistata.
Se le cose non vanno, io parto. E non torno più.
Come i vigliacchi.
Come i felici.

Sono una di quelle che da ragazzina lesse una frase che diceva Fate della vostra vita un capolavoro.
E quella frase negli anni mi è entrata sottopelle, tra le pieghe della bocca, nei ricci che mai si mettono a posto.
Quindi, a meno che tu non sia la mia tela sulla quale possa incidere la mia opera più bella, lascia perdere.

Dimentica quelle come me.
Troppo impegnative, troppo rumorose, troppo sicure, troppo frenetiche.
Siamo coloro che assomigliano a metropoli dove non si dorme mai.
E tu cominci ad avere una certa età. Cominci a guardare la campagna con gli occhi di chi spera, e noi invece siamo taxi veloci sulla corsia preferenziale, nell’ora di punta, locali dalle voci confuse, donne sulla cui pelle troppi uomini hanno appoggiato le mani.

Noi siamo una trappola.

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