Crocerossina si nasce. Felice si diventa.

Ci leghiamo ad uomini sbagliati perché vogliamo essere amate.
No, un cazzo.
Ci leghiamo ad uomini sbagliati perché vogliamo salvarli.

Se il nostro fosse solo un desiderio di amore incondizionato, di dividere il letto con qualcuno che non se ne vada al mattino, di tenerezze sotto a un plaid in una piovosa domenica, di Ikea dove scegliere finalmente dei piatti che non siano quelli presi con i punti del Despar, allora cercheremmo un bravo ragazzo. O al limite un cane.

Ed invece li scoviamo, quelli meno emotivamente pronti, quelli che hanno ancora porte aperte su ex, storie del passato, quelli tristi e malinconici, quelli che non sanno bene se vogliono noi.
Li cacciamo, li staniamo, li puntiamo e sguinzagliamo la volpe sorda, cieca e masochista che è in noi. E li vogliamo fortemente. Gli stronzi, come li definiamo. Ma non sono stronzi in realtà. Sono disinteressati, cinici, anafettivi, amorevolmente sterili, disperatamente soli.
Fiutano la nostra sete di portare redenzione e si lasciano avvicinare.
Ed è lì che scatta la trappola.
Perché noi cadiamo nella rete del Posso cambiarlo, posso renderlo diverso. E ci sentiamo svuotate perché non ci riusciamo mai.
Ci trasformiamo in nostra madre, materna, accogliente, accomodante.
Nella nostra psicologa, ascoltatrice e giustificante.
Nella nostra colf, agguerrita nel raccogliere da terra i panni sporchi e lavarli in casa.
Nella nostra maestra, pronta ad insegnare lezioni che non si vogliono imparare. Solo che non siamo più LA NOSTRA. Diventiamo la SUA. Sua madre, la sua psicologa, la sua colf, la sua maestra.
E più cerchiamo di cambiarlo, più lui ci tratta con sufficienza perché la colf non se la vuole sposare nessuno. E più lui si allontana e più noi ci trasformiamo in rattoppauomini che non rattoppano nessuno. Anzi. Si sfaldano, si bucano, si strappano. Fino a che le pezze diventano troppo piccole e le ferite troppo grandi. E le ferite sono le nostre.

Il punto è. Non dobbiamo salvare lui, dobbiamo salvare noi. Lui è maggiorenne, che si salvi da solo.
Non dobbiamo modificarlo. Dobbiamo proprio cambiarlo. Nel senso di dargli un calcio in culo e cambiare uomo.

Non dobbiamo giustificarlo. Ma vederlo per quello che è. Uno che se volesse essere amato, si farebbe amare.
È tutto così semplice che sembra impossibile volerlo complicare.
Eppure noi ci riusciamo, abbiamo un talento per prendere delle situazioni moderatamente facili e trasformarle in tragedie greche. Abbiamo creduto per anni a Walt Disney che era tutta una redenzione, un Sono cattivo oggi e domani no, la principessa che viene salvata, il principe che cerca moglie e si fa andare bene la prima che passa, l’amore trionfa dopo millemila drammi, e vissero felici e contenti, ma de che? Ma di che stiamo parlando?
Siamo talmente abituate a uomini mediocri che li consideriamo la normalità? Il dramma è spudoratamente più affascinante della routine? Perché se la pensate così sarete sempre infelici.

È il caso di comprare invece un cazzo di cavallo bianco, imparare a cavalcare, combattere contro i nostri demoni, salvarci da sole e limonare con noi stesse per l’ottimo operato. Questo è un santoddio di Happy Ending.

La noia è Happy Ending. Perchè non puòà essere tutto bello e sbarluccicante.

I pop-corn davanti a Narcos con un uomo che è a suo agio con noi e noi con lui è Happy Ending.

Un tizio che non ha fantasmi da cui liberarsi e ferite da farsi ricucire da sconosciute che si prostrano ai suoi piedi, è Happy Ending.

Dire no è Happy Ending.

L’Happy Ending è una scelta.

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