Evviva, un altro Psicopatico!

A mio figlio racconterò l’epoca in cui gli uomini ci prendevano e ci limonavano duro contro i muri. Di quei limoni che non lasciavano scampo. Lingua, mani, pelle, dita in faccia, respiri.
E gli dirò di fare altrettanto.
Gli narrerò pure la triste storia di quando i Peni Moderni smisero di sentirsi abbastanza maschi da rischiare di prendersi un No. Di quando divennero cauti, impauriti, timorosi di donne molto sicure di se stesse. Di quando decisero che se una donna li voleva, doveva sbattersi lei, e in barba al corteggiamento, ai ruoli (che non hanno nulla a che vedere con la parità sessuale). In barba  al magnifico Tu scappa che io ti rincorro, tu ti nascondi nella nebbia e se ti trovo ti amo là. 

Le storie che adesso vi racconto sono realmente accadute. A me. Alle mie amiche. Alle loro amiche. Le sento ogni giorno da sconosciute che me le confidano. Quindi no, non sono casi eccezionali, capitati a qualche sventurata che ha incontrato un fenomeno da circo. Questa è la NORMALITÀ. Dio ci salvi.

1. M. si vede con Tizio da due mesi. Lei esce da una relazione lunga e tormentata. Lui pure. Decidono che sia il caso di divertirsi e basta perché nessuno dei due vuole un impegno che preveda di più di qualche notte di passione. Gli accordi sono sinceri e palesi. Alla terza volta di sesso entusiasmante, Tizio dice alla mia amica che così non se la sente più. Che con i rapporti occasionali gli sembra di mancarle di rispetto. E lo dice piangendo. PIANGENDO. Che però, se lei lo desidera, lui è disposto ad andare a convivere immediatamente, perché ha quasi 40 anni e deve accasarsi.
M. da quel momento interrompe ogni futuro scambio di fluido corporeo con Tizio.

2. G. viene invitata da Caio per un weekend in montagna. Lui si trova già là. Così lei si mette in macchina un venerdì sera e pensa a un modo per poterlo stupire. Decide quindi di presentarsi a casa di lui con un pellicciotto altezza culo e sotto il nulla. Il nulla. Manco uno slip. Durante il tragitto che la conduce da Caio, si immagina la sua eco pelliccia mentre viene fatta a brandelli, con successiva notte di fuoco.
G. arriva in montagna che nevica (NEVICA) e pensa che sia già un miracolo che sulla vagina non sia spuntata una stalattite quando lui la guarda, le apre il gatto sintetico e le dice Ma non hai freddo?
E poi il nulla.
Passeranno la serata davanti a una tisana calda, con Caio che le racconterà gli aneddoti della sua prima giornata di sci. Scoperanno la settimana dopo. In città.

3. A. va a letto la prima volta con Sempronio dopo un numero indefinito di uscite. Lei è felice e ha la sensazione che finalmente il destino infame sia dalla sua parte. Lui è romantico e attento.
Talmente attento che a letto le fa notare che la sua zona inguine non è ben depilata e poiché lui va dall’estetista ogni due settimane, pretende la stessa cura anche da quella che dovrebbe essere la sua donna. A. gli dice che può uscire con l’estetista. Non si sono più visti.

4. F. viene contattata su Facebook da Gino. Iniziano a parlare e da semplici messaggi, si passa a conversazioni talmente fitte da monopolizzare il tempo di entrambi. Si svegliano e si scrivono, mangiano e si scrivono, e vanno avanti così tutto il giorno. Il grado di intimità raggiunge livelli pazzeschi.
F. dopo un mese conosce Gino dal vivo. L’incontro va bene e riescono a mantenere quella complicità che avevano creato online.
Gino le chiede di rivedersi per andare al cinema. Vanno al cinema.

Gino le chiede di rivedersi per andare a cena. Vanno a cena.

Gino le chiede di rivedersi per andare una giornata intera in campagna da lui. Vanno in campagna da lui.

Gino le chiede di rivedersi per farle conoscere il suo amico. Vanno dall’amico.

Gino le chiede di rivedersi per andare di nuovo a cena. Vanno di nuovo a cena.
Le loro uscite sono settimanali. Ma Gino non fa nessuno passo. Nessun bacio, nessun contatto fisico.
Dopo pranzi, aperitivi, cinema, sai il cazzo, lei sfinita, prende la situazione in mano e gli dà un bacio. Che sfocia in un limone.
Gino il giorno dopo scrive a F. che non è più sicuro di nulla, che si sente pressato e che stanno correndo troppo. Che lui ha i suoi tempi.
Dal primo appuntamento al bacio, sono passati due mesi. DUE MESI.

Io lo so che le donne moderne fanno paura, ma quello che non capiate amici maschi, è che se voi vi trasformate in bamboline terrorizzate, a noi toccherà fare la parte dell’uomo che non deve chiedere mai. E a noi non piace fare il maschio.
Siamo donne.
Fateci sentire adatte a questo ruolo, ricordateci quanto sia bello avere una vagina e non obbligateci a chiederci se anche voi ne possedete una.
Sappiate che di sindromi pre mestruali, bastano le nostre.

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