È meglio essere felici o essere prudenti?

Mi sono appena fatta due film mentali.

Film numero uno: Corro tra verdi colline rigogliose con addosso un vestito molto vaporoso che non metterei neanche se fosse l’ultimo salvatosi da un bombardamento aereo, in sottofondo Whitney è dirompente con la sua I will always love you e corro (sì corro, nei miei film mentali corro sempre)tra le braccia di quello più bello che problemi non ha, lui ignora che io pesi come la credenza di legno massiccio che sta a casa di mia nonna, mi solleva tra le braccia e facciamo l’amore sul prato. Il mio cuore trabocca d’amore, le sue mutande esplodono di felicità e noi siamo qualcosa come due corpi un’anima, due gole e un panettone, due libido e un orgasmo.

Film numero due: Cammino tra la nebbia come una Rossella O’Hara qualsiasi, sono un concentrato d’ansia che di notte più che con 5 gocce di Chanel, dormo con 5 pastiglie di Xanax, lo vedo, lo incalzo,
Mi hai preso in giro!
Ma no che dici!
Sì mi hai preso in giro!
(Va beh, poi i dialoghi li miglioriamo), scappo, è giunta mezzanotte, si spengono le luci, si è spenta anche l’insegna di quell’ultimo caffè (cit.) lui mi rincorre e io salgo sull’ultimo treno e niente, ho salva la vita. Perché lui aveva la faccia da stronzo e sicuramente mi avrebbe frantumato il cuore, le palle e pure l’ego, e poiché io ormai ho una Laurea ad honerm in MaschiMerda, mi sono protetta e l’ho mandato a fanculandia prima di ritrovarmi – per la millesima volta – a ingurgitare vaschette di gelato alla stracciatella per tirarmi su di morale, nella mano destra un cleenex, nella sinistra un rosario.

Ho passato metà della mia vita a chiedermi se fosse meglio essere felici o salvi. Perché l’amore, per come lo concepivo io, era molto drammatico ma felice, di quella felicità che ti annebbia l’anima, che non fa respirare, che annienta i pensieri, che non fa dormire, mangiare (in realtà manco l’amore mi rende inappetente). Oppure poteva essere prudente, sereno, costante, a tratti noioso, ma stabile, di quella stabilità di chi sceglie casa e mette in cantiere un bambino.
Va da sè che a 20 anni scegliessi il primo.
Perché a 20 anni si deve amare sbagliando, si deve soffrire per capire quali sono i propri limiti. A 2o anni bisogna consumare la vita con arroganza e se ci si fa male, pazienza. A 20 anni bisogna mangiarsi la felicità, ma pure la disperazione.

A 30 invece, amiamo in modo cauto. Che fa schifo, ammettiamolo. Ma avere salva la vita è più importante di un tuffo al cuore. E allora pensiamo che abbiamo già sofferto abbastanza, che le nostre quote nere di tristezze le abbiamo già consumate tutte, che non abbiamo più voglia di stare sveglie di notte, di aspettare un messaggio che non arriva, siamo esauste, basta grazie.
In alcuni casi ci accontentiamo di chi non ci dà arcobaleni, ma disegni con l’acquerello, altri invece amiamo proprio amori così, quieti. E va benissimo.

Quello che nessuno ci dice, è che esiste una terza soluzione.
Tra l’essere felici, o l’essere prudenti, si può anche essere oneste. Con noi stesse.
Dopo anni di frequentazioni e drammi esistenziali sappiamo benissimo qual è l’uomo che va bene per noi. Quello che ci piace, che ci stimola l’intelletto, che non ci crea paranoie. Un amore maturo, ma non noioso. Perché un amore noioso non lo vuole nessuno.

E allora possiamo pure uscire con uno che ci piace ma che non va bene per noi. Possiamo farci l’amore con quella gioia da adolescenti, senza aspettare che ci richiami – perché lo sappiamo da subito che  NON lo vogliamo nella nostra vita, che con uno così accanto, manco per il cazzo -.
Il segreto è riconoscerlo. Ascoltare quello che dice, (ascoltare davvero, non romanzare, interpretare) e capire all’istante se può essere compatibile con la nostra natura di donne dududu in cerca di guai (cit.). E se non va bene per noi, ma ci piace tanto, se non va bene per noi ma è irresistibile, se non va bene per noi ed è emotivamente sterile, possiamo anche restare, ma chiamarlo con il proprio nome: amore sbagliato.

E divertiamoci pure, annusiamolo e sbraniamolo se lo vogliamo, addentriamoci nel suo mondo, strappiamogli pezzi di pelle con unghie fameliche, senza perdere di vista che è, appunto, sbagliato.

Eviteremo così di dover dire No grazie, ma continueremo – anche a 30 anni, a 40 – a vivere di passioni e spensieratezza, e di colpi all’anima e di montagne russe emotive, senza però rischiare il cuore.
Perché se io so che un uomo non va bene per me, se lo vedo, lo riconosco e gli do un nome, se poi me ne innamoro è perché sono una cretina masochista. E le cretine masochiste sono infelici. E io ho passato abbastanza notti a piangere con la faccia affogata dentro a un cuscino, per sapere che ho già dato.

Si può essere felici con gli amori sbagliati; basta saperli riconoscere.

closer-portman-and-clive

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Commenti

  • Irene

    Oppure la quarta soluzione: un amore né sbagliato né noioso, che ti fa sentire a casa ma anche sempre in viaggio, che ti emoziona e ti fa “sbranare la vita” ma che è anche capace di farti sentire in due, parte di una squadra, metà di un intero, che ti fa venire voglia di fare l’amore come se non ci fosse un domani ma anche di scegliere i mobili da ikea e progettare i colori delle pareti, che ti fa aspettare il suo messaggino con gioia anche se sai che la sera sarete insieme in cucina ai fornelli, sorseggiando magari un bicchiere di vino e parlando di tante cose, leggere o importanti.
    Quell’amore che non ti annoia mai perché lo riscegli sempre, e ogni mese, ogni anno con più forza e con più consapevolezza. Non è vero che dopo l’innamoramento è la fine oppure la rassegnazione: per fortuna a volte, è l’Amore.

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