La solitudine dei numeri femminili

B3K05P MARILYN MONROE  with 2nd husband Joe DiMaggio

Le grandi rivoluzioni sono sempre estreme. Altrimenti non sarebbero rivoluzioni, ma brezze marine.

Ci hanno cresciuto con slogan giustissimi che decantavano ipotetiche donne del futuro libere di essere chi volevano, con gli stessi diritti degli uomini, con pari opportunità, con il privilegio di sognare in grande.
E quei sogni, quegli slogan, quelle urla ce le siamo cucite addosso. Ce le hanno cucite addosso le nostre mamme e le abbiamo difese, quando ancora non ne capivamo il senso. Erano idee di grandezza, che ad un certo punto hanno smesso di essere idee. La grandezza ci segue da quando siamo venute al mondo, come un’ombra che non si vuole staccare.

Siamo una generazione di donne libere.
Possiamo studiare, andare via di casa senza un uomo che ci paghi l’affitto, scegliamo un lavoro e pretendiamo di fare carriera. Chi non si fidanza in giovanissima età, sperimenta.
Usciamo con più uomini perché abbiamo deciso che ci meritiamo il meglio, e quel meglio lo pretendiamo insieme alla tredicesima. Diventiamo selettive, spietate. Cerchiamo il partner giusto ovunque, lo studiamo, analizziamo, vivisezioniamo e alla fine troppo spesso ci ritroviamo da sole.

I primi appuntamenti sono un palcoscenico riempito da attori-cani che cercano di nascondere goffamente chi sono, cosa vogliono, perché le regole sono ben chiare.
Nessuna ansia – l’ansia è nemica degli uomini – nessun accenno a chi eravamo fino a ieri – la controparte potrebbe spaventarsi – non azzardarti a specificare come vorresti il tuo futuro – perché non sarebbe condiviso -.
E allora ci cuciamo con fili grossi, personaggi addosso.
Io sono avventurosa, tu ci sai fare.
Io sono sensuale, tu sei deciso.
Io sono tutto, tu sei tutto.

Siamo tutto. Una raccolta di figurine dove non ci sono doppioni, dove non ci sono spazi vuoti.
E siamo sole.
Chi prima, chi dopo, con la solitudine abbiamo stretto un patto. Facciamo finta che tu mi piaci e farò finta che vada bene così. No, non va bene, perché se questa solitudine ci piacesse non saremmo tutte su Facebook a spulciare i candidati, non avremmo installato Tinder, non collezioneremmo foto in posa su Instagram.

La solitudine è la maschera di chi sta cercando, senza voler essere visto.
Cerchiamo, facendo finta di niente.
Vogliamo, facendo finta di niente.

E appena conosciamo un uomo che potrebbe piacerci, scatta la competizione.
Chi chiama per prima chi.
Io no, voglio essere corteggiata.
Faccia lei, ha voluto la parità.
Se gli interesso, mi cerca.
Se le interesso, mi cerca.
E nessuno chiama. Il primo che cede ha perso, è interessato, Dio non voglia che in questo marasma di primi appuntamenti, qualcuno sia interessato sul serio. Mi ha chiesto di uscire, adesso me la tiro.

Vogliamo bocche da baciare una volta, forse due. Poi sopraggiunge la paura. Nessuno è mai abbastanza, e sicuramente starà mentendo, non può essere così carino e ancora single, c’è qualcosa che non va. Diventiamo piccoli segugi in cerca della prova, quella schiacciante, per dirci Avevo ragione, ecco un altro idiota.

Ci riempiamo la testa di frasi fatte come Meglio soli che mal accompagnati che va benissimo, ma solo quando la compagnia è davvero sbagliata, altrimenti resta l’ennesimo slogan vuoto appeso a un limbo di tristi intenzioni.
Non ci rendiamo conto che l’unica cosa sbagliata è la paura. Siamo la generazione terrorizzata dall’amore. I precari affettivi, i cassa integrati dei sentimenti. Prendiamo ferie emotive per essere abbastanza distaccati e ci proteggiamo.

Più che scudi abbiamo seconde, terze, quarte pelli attaccate con l’Attack, perché non si sa mai. Metti che ci feriamo, di nuovo.

Possiamo essere chi vogliamo, ma non vogliamo soffrire (ancora), quindi nella lista di ciò che siamo, felici è al primo posto. Abbiamo ragione, ma abbiamo ragione tutti. Non vogliamo soffrire noi, e nemmeno la persona che ci siede di fronte. Che a forza di seconde, terze, quarte pelli alla fine ci copriamo anche gli occhi, anche le orecchie. Non vediamo e non sentiamo più niente. 

Oscilliamo tra il non avere idea di chi vogliamo accanto e l’aver stilato la lista della spesa. Ci piacciono adulti con un lato bambino, sensibili ma con un carattere forte, decisi ma che lascino libertà, gelosi ma mentalmente aperti, disarmanti ma prevedibili, carismatici ma dolci. Più che uomini vogliamo geni della lampada.
Non è tutta colpa nostra eh. Siamo selettive perché più stiamo da sole e più ci conosciamo, conosciamo il nostro bello ma anche il nostro pessimo, quello che non vorremmo che sapesse neanche la nostra psicanalista e abbiamo una certa esperienza su chi ci può dormire accanto senza impazzire.

D’altro canto possiamo fare tutto, essere tutto, ed effettivamente siamo tutto e facciamo tutto.
Siamo chi nostra nonna avrebbe voluto essere, con quell’indipendenza e quella sfrontatezza che viene vomitata ad ogni cambio di rossetto. Siamo l’orgoglio di nostra madre, con quella laurea appesa e i nostri partner occasionali di cui ogni tanto raccontiamo, con la risata di chi ha vissuto tanto.
Ma non diciamolo a nostra nonna, a nostra madre, che siamo sole. Non diciamolo che mentre loro lottavano per i nostri diritti, la rivoluzione è stata solo femminile e avrebbe dovuto essere anche maschile, perché se si vuole tutto occorre che chi ci sta accanto sappia gestire il nostro tutto e il nostro niente. Se vogliamo fare carriera, i nostri uomini devono saper convivere bene con questa cosa, che non è potere sottratto, ma potere condiviso. Ed invece siamo cambiate solo noi, e abbiamo paura, e facciamo tanta paura.
Siamo il terrore di nostro padre, che ci immagina promiscue, e inimmaginabili per nostro nonno.

È un bene certo, ma si sono dimenticati di dirci, tutti loro, quanto questa libertà avesse un prezzo da pagare.
E il prezzo è la solitudine. Che è un prezzo onesto per chi la desidera davvero. È un prezzo esorbitante per chi fa finta di desiderarla davvero.

E allora teniamocele le nostre seconde, terze, quarte pelli addosso, abbiamo il diritto di non essere tristi, però ricordiamoci che rischiare non può essere peggio di avere il dubbio di aver sbagliato tutto.

L’amore è una cosa seria, amiche mie. E bisogna essere onesti con l’amore.

curare-la-solitudine

Questa voce è stata pubblicata in MaryG world, Mondo femminile.

Commenti

  • AlessiaGuerra

    Tutto verissimo. Come sempre riesci a dare voce alle nostre intuizioni non esplicitate. Ai nostri pensieri non a sufficienza elaborati.

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