Maschi ispiratori?

Oggi ho pensato che non esiste un corrispettivo maschile di “Musa”.
Le donne ispiravano gli uomini, mica viceversa.
E così se volessi coniare un termine dedicato ad un uomo dovrei trasformarlo in Muso, che è più muso da schiaffi, piuttosto che “modello da cui attingere”.
Ed è un peccato perché per me, gli uomini, sono sempre stati fonte d’ispirazione.

Mio padre, ad esempio. Che con una figlia piccola e una moglie giovane ha creato un’azienda dal nulla. Dormiva con un taccuino sul comodino e si appuntava le idee geniali che gli venivano sussurrate in sogno. Io mentre dormo al massimo mi ricordo che devo fare pipì, vai te a capire la divina provvidenza. Ha messo al mondo una figlia quasi senza un lavoro, figuriamoci un lavoro stabile e si è rimboccato le maniche. Ha viaggiato, sottraendo tempo agli affetti, è stato via tanto, e crescendo ho capito che le mancanze erano sacrifici, e non vie di fuga.

Francesco, che si è scelto una ragazza normale e nel giro di un paio d’anni costei ha scritto un blog, che parlava perlopiù di peni e vagine e lui mica si è spaventato, mica si è vergognato, mica ha preferito la versione di lei più pura, socialmente più accettabile. Ha invece accolto la novità e le ha detto Spacca tutto amore. Ecco, lui è un po’ il mio supereroe. Quello che quando è arrivato un figlio non si è sentito schiacciare dalle paure ma ha lasciato a lei il tempo di coltivare i suoi terrori, mentre lui faceva il papà. Grazie della presenza.

E poi c’è R. Primo fidanzato serio della mia vita che ha mollato gli amici e la famiglia – dopo soli 3 mesi che ci conoscevamo – per seguirmi a 700 chilometri di distanza. Lui mi ha fatto capire che sì, ci sono un sacco di uoini di merda là fuori, ma esiste ancora una ristretta fauna (protetta dal WWF) che vale veramente la pena di scoprire.

Gianni, il mio cane, che dopo anni di maltrattamenti, di abusi, di entrate ed uscite dal canile, ha avuto ancora la pazienza di fidarsi di un essere umano. Certo, talvolta morde ancora, però lecca molto più di quanto ringhia, e considerata la ferocia che si è tenuto addosso per mesi, lo trovo già un grande successo.

P. che mi ha trattata di merda. Per colpa sua sono stata due giorni di fila a piangere e mi è costato la bellezza di 10 chili in gelato alla stracciatella riparatore. Mi ha umiliato, presa in giro, illusa. Eppure quando guardo le sue foto adesso, non posso fare a meno che pensare due cose:

    • vacca boia quanto sei invecchiato, ma comunque due colpi te li darei ancora
    • grazie, perché mi hai insegnato un sacco di cose. Sull’amore, sull’amore che non è amore se comprende parole come “Mancanza di rispetto”, “aridità sentimentale”, “vuoto emotivo”. Grazie perché ho capito che merito un amore che mi voglia, perché altrimenti più che amore è suicidio cosmico. Grazie perché dopo di te ho cercato arcobaleni.
      No scherzo. Vaffanculo P.

E poi c’è il mio bambino. Che piscia, caga e sorride come tutti quelli della sua età, ma sta compiendo un miracolo. Quello di farmi essere una persona migliore. Perché se penso al futuro io voglio essere bella per lui. Voglio guadagnare più soldi, per lui. Voglio dargli delle esperienze che si possa portare nel cuore per tutta la vita. Se progetto, è grazie a lui e capitemi, ero una vagabonda prima che un test di gravidanza mi dicesse che non avrei più vagabondato.

E quindi grazie uomini. Perché se oggi scrivo, sorrido, ironizzo, rido a crepapelle, se oggi le mie amiche mi confidano rocambolesche avventure, è veramente merito vostro.

Grazie delle vostre mediocrità, che sono quasi sempre svelate e grazie delle vostre bellezze, che colpiscono sempre, come una mattinata di sole il giorno di Natale.

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