Ma voi non siete esauste?

Per sfuggire allo stereotipo antico che voleva le donne dell’età di mia madre perfette mogli e casalinghe e null’altro, sono caduta nello stereotipo opposto, quello dove è un attimo confondere l’indipendenza con la solitudine, la selezione con l’anaffettività, la paura di provare emozioni con la mancanza di emozioni.

Sono esausta.

Sono esausta di slogan sui Social che mi vogliono impegnata, intelligente, straordinaria. E sono esausta delle immagini dei Social che mi vogliono pure in forma, tonica e che danno per scontato che la mia giornata sia di 36 ore dove riesco ad inserire – tra un a lettura di Proust e una maschera per purificare la pelle – 3 serie da 1800 squat, non lo vorrai mica il culo flaccido, vero? Non l’hai vista l’ultima foto di Belen?

E sono stanca pure delle frasi fatte pseudo motivazionali:
Sei donna puoi fare tutto!
Non c’è niente che sfugga al controllo di una donna! 
Sei nata intera non ti manca nessuna metà. 
Devi farcela da sola. 

Belli eh. Talmente belli che li ho fatti miei per anni. Me li sono tatuati nell’anima e pure nel cervello.
Ma la verità è che non posso e non voglio fare tutto. Non ne sono in grado. Devo rassegnarmi che a volte – spesso – sono anche pigra, anche mediocre, anche distratta. E no, non controllo tutto, non controllo neanche la cottura della torta, figuriamoci il resto.

Sono nata intera sì e tecnicamente non mi manca nessuno. Ma santoddio sono umana, sono un animale sociale, mi manca pure Derek Sheperd, vuoi che non mi manchi un uomo con cui ho condiviso un pezzo di esistenza? Uno a cui ho mollato brandelli di cuore senza neanche vedermene tornare qualcuno indietro? Per chi mi avete preso, per Terminator? Fatemi nascere di cavi elettrici e di acciaio la prossima volta.
Ed invece sono solo misera carne e misero sangue, cazzi miei, lo comprendo. Certo che non mi basto, perché a me la gente manca, ho questo potere di legarmi agli altri e piantarci le unghie dentro, che più che un potere è una condanna e sì, ce la faccio da sola, ce la faccio da sempre da sola, vivo da sola da quando ho 18 anni, ho affrontato sfide che sembravano impossibili, ma un conto è farcela da sola, un altro è tornare a casa tutte le sere ed essere da sola. Questo non mi piace, non mi piaceva quando ero single e non mi piace adesso. E sia chiaro. Sono tornata in case vuote, da sola, senza neanche un animale domestico ad allietare le mie serate per anni, quindi so di cosa sto parlando, ma all’epoca facevo finta che mi andasse bene.

Ecco, io a 32 anni non ho più voglia di fare finta che mi vada bene tutto. Di mentire, di prendermi in giro, di trattarmi come uno slogan post femminista. Sto bene da sola, ma con gli altri sto meglio. Sono meno donna per questo? Sono meno forte, meno interessante? Sticazzi.

Non ho bisogno di un uomo per essere felice, ma a 70 anni mi immagino con qualcuno a fianco, perché l’idea di invecchiare da sola, di fare la spesa da sola, di cenare da sola in un’età in cui non si dovrebbe stare da soli, mi riempie il cuore di solitudine.

Sono esausta.

Sono esausta di dover conoscere persone nuove e giocarmi tutto in 5 secondi, come se fossi uno spot pubblicitario per vendere un prodotto. Non sono un detersivo. Non devi comprarmi subito, puoi comprarmi a rate, puoi guardarmi per un po’ evitando acquisti impulsivi, puoi lasciarmi dove mi hai trovato, che prima o poi qualcuno che mi porta a casa lo trovo. Ed invece si esaurisce tutto subito. Un paio di battute, il tuo sorriso migliore, promossa o bocciata? Ma dai, che schifo.

Sono esausta.

Sono esausta di dovermi mostrare sempre invincibile, intoccabile. Stanca dei muri che ho eretto perché ad una certa se vuoi sopravvivere, è meglio tenere le emozioni fuori dalla porta, così fanno quelle cazzute.
Ecco, sono esausta pure di dover sembrare sempre cazzuta. Non piango mai e invece vorrei farlo, perché cazzo non piango? Vorrei ogni tanto chiedere aiuto ed invece no Perché posso fare tutto da sola. Ma non è vero. Ma chi l’ha detto? Mi serve una mano. Mi serve una mano ad allevare un figlio, perché Non posso fare tutto da sola. Non posso lavorare, scrivere un libro, gestire un blog da 100.000 persone, valutare collaborazioni, accudire una casa, due cani, un compagno, andare a cena con le amiche e… un figlio.
Chi sono, Wonder Woman? No, non lo sono e non voglio nemmeno esserlo. Sono una che si impegna e cerca di destreggiarsi facendo meno sbagli possibili, abbiate pietà.

Sono esausta.

Sono esausta di tenere la maschere della forza 24 ore su 24. Vorrei avere il diritto ogni tanto di fare la donnetta e abbassare le difese. Vorrei essere anche fragile. Anche psicotica. Anche romantica. Ed invece sono solo dannatamente pragmatica. Organizzo, pianifico. E se sto male lo so solo io. Come sarebbe bello un abbraccio ogni tanto, un Andrà tutto bene. Ma non mostriamoci vi prego, potrebbe cadere il bluff e trasformarci tutti in statue di cera.

Sono un perfetto manifesto dell’indipendenza. Del Girl Power. Ma a conti fatti, non è che ci siano tutti questi vantaggi a fare parte del Club.
Non ci sono tessere d’oro, vacanze premio, non ho distintivi da appendere alla camicia, non ho nemmeno mai ricevuto un panettone a Natale.
Sono nel Club che ho scelto io, perché mi hanno detto che era il migliore, quello dalla sponda giusta del fiume.

Ora guardo una barchetta malconcia e penso che dall’altra parte, forse, non si stava poi così male.

E per la cronaca. Io non voglio salvare il mondo. Mi basterebbe salvare i capi bianchi quando li mischio con i colorati. Sarebbe già un bel successo.

Questa voce è stata pubblicata in MaryG world, Mondo femminile.

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