L’amore secondo MaryG

L’amore a 30 anni NON è una cosa semplice

Sarebbe molto più facile se ci avessero insegnato che in amore va bene accontentarsi.

Prendi un uomo  a caso, lo scegli nel mucchio, Hey tu, sì proprio tu, seguimi ti porto a casa, come un cucciolo in canile.

 

Mi piaci.

Anche tu mi piaci.

Facciamo l’amore.

Fai bene l’amore.

Mi impegno, faccio quello che posso.

Quello che puoi è abbastanza.

Vuoi sposarmi?

Mah, il bianco m’ingrassa.

In completo io sto da Dio.

Fatta allora.

Stasera facciamo un figlio o una briscola?

Entrambi, grazie.

Stai invecchiando.

Pensa per te.

Mi piaci ancora.

Anche tu mi piaci ancora.

Stasera facciamo una briscola o un salto dall’osteopata?

Entrambi, grazie.

Facciamo l’amore.

Sì ma fai piano.

Lo faccio bene.

Lo fai bene da sempre.

È una vita che ci facciamo bene.

Ed invece ci hanno abituato che siamo il massimo e pretendiamo il massimo. Chi vuole stare con il cavallo che arriva secondo? Per noi, solo i numeri uno. Vorremmo collezionarli tutti, come le figurine Panini, ce l’ho, ce l’ho, manca, ma alla fine i numeri uno sono una serie limitata, circolano per brevi periodi e poi non si vedono più in giro, vengono acchiappati, come i Pokemon.

E allora cerchiamo qualcuno che ci piaccia, e abbassiamo le aspettative, perché le aspettative ammazzano più del colera, e a una certa bisogna anche essere realistici.

Esci con quello che ti sembra meno complessato, meno danneggiato, non più innamorato della ex, passi giorni a studiare le sue ferite e i suoi profili Social, e alla fine decidi che può andare, è lui, il candidato ideale. Ci vai a letto e neanche puoi dire Fare l’amore, perché fare l’amore è un termine che spaventa i più. Cammini in punta di piedi sulle sue fragilità, temi di fargli paura, di mettergli ansia-fretta-angoscia. Che palle.

E da dinosauro dei sentimenti ti trasformi in docile ballerina di cristallo. E ti lamenti con le amiche, perché Non esistono più gli uomini che vogliono te e ti si prendono, mannaggialaputtana, erano così belli. 

Ma poi ci sono le tue voragini e le tue maschere, e tutti i Non uscirò mai più con nessuno, le sbavature di rossetto e quelle del rimmel, le lacrime a fiumi e quelle che sono rimaste legate a qualche organo vitale. Io ad esempio ho 5 lacrime sul cuore e 10 sui polmoni, per le volte in cui il cuore mi si è fermato e quelle in cui un amore mi ha tolto il fiato.

E chiediamo all’altro verità, poesia, pace. Tanta pace perché abbiamo lottato abbastanza, e chiediamo pure magia e voli pindarici perché abbiamo sempre 8 anni e sogniamo quello che ci salvi, anche se abbiamo imparato a salvarci da sole, anche se abbiamo imparato a non aspettare più nessuno, perché va bene aspettare, ma la vita va anche affrontata.

E in un attimo ci rendiamo conto di essere un lavoro a tempo pieno senza tredicesima né quattordicesima, e ci chiediamo se ne valiamo la pena. Vogliamo uomini non complicati e noi siamo un casino. Di cicatrici e di arcobaleni. Cicatrici nascoste sotto pelle e arcobaleni di cui non si vedono pentole d’oro. Pretendiamo, vogliamo, cerchiamo, e poi alla sera ci chiediamo se non sarebbe più facile accontentarsi, prendere uno che ci piaccia fisicamente, magari con cui condividere un paio di gusti, l’amore per il cibo e qualche film.

Ciao.

Ciao.

Mi piaci.

Anche tu mi piaci.

Vieni a casa con me?

Vengo a casa con te.

E una parola magica alla fine, un The End, senza il capitolo 2, quello in cui ci si lascia, ci si fa l’amante, si mente, si tentenna, si sognano vite diverse, ci si addormenta con un altro sapore in bocca, si aspettano chiamate fedifraghe.

Solo

Ciao,

Mi piaci.

Vieni a casa con me.

The End.

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