Le trentenni

Lo vuoi il lieto fine?

“Che cosa vuoi?”

“Solo un finale felice”

“Solo. Io vorrei solo mangiare come un facocero e mantenere la linea di Cindy Crawford a 50 anni”
“Non esiste la felicità?”

Bisogna essere pronti per la felicità

“Io sono pronta”

“Può essere. Ma non lo chiami per non fare una figura di merda, non ti butti perché hai paura di sentirti dire di No. Tu non rischi. Vivi nella tua comfort zone e sai che ti andrà bene. Ma quella non è felicità. Quella è mangiare il gelato al limone solo perché è l’unico disponibile. Se potessi scegliere tu vorresti il cioccolato. Non cammini neanche a piedi scalzi perché hai la fobia dei vetri”

“I vetri fanno male”

“Tutto fa male. Ma se pensi che la felicità sia evitare i vetri allora dobbiamo rivederne il concetto”

“Che cos’è la felicità?”

La felicità è beccarsi un vetro nel piede e farsi il callo. Farsi talmente tanti calli che alla fine il vetro non fa più male e puoi camminare a piedi nudi per tutto il mondo

“E perché non ci riesco?”

“Perché appena vedi un vetro scappi. Perché passi l’aspirapolvere un numero indefinito di volte per paura dei vetri. Perché sei cauta ed essere cauta è il contrario dell’essere felice”

“Cauta è contrario di felice. Ma se mi butto sempre sarò un kamikaze emotivo”

“Sì, se si esagera sì. Ma pure se esageri con il cioccolato vieni ricoverata. Il segreto della felicità è concedersene un po’ per volta. È capire a chi darla. È capire per chi ne vale la pena

“…”

“Tipo. Incontri lui. Che è pazzesco. È irrinunciabile. In realtà non lo sai ancora se sia irrinunciabile, lo conosci poco. Ma profuma da irrinunciabile. Il profumo dell’irrinunciabile è come quello della torta in forno che sta lievitando. Irrinunciabile. E se sa da irrinunciabile, se profuma da irrinunciabile, se tutto il lui  urla irrinunciabile, allora prendi la mira, poi la rincorsa, poi ancora la mira che non si sa mai che sbagli, e ti butti”

“E se va male?”

“E se va male pazienza”

“Eh pazienza un cazzo”

“Pazienza. Sarà un altro callo che ti renderà più forte. Sarà meno paura verso quei pezzi di vetro. La prossima volta prenderai meglio la mira, ma almeno avrai provato. Non ti chiederai E se

“E se?”

“Tipo E se fosse andata bene? E se avessi avuto meno paura? Gli E se ammazzano molto più dei No, molto più dei vetri”

“Ma a me va male lo stesso”

“Allora bisogna capire chi sia davvero irrinunciabile. Magari consideri irrinunciabile il cioccolato ed invece scopriremo che sei un tipo da limone. Magari chi cerchi non è la persona che combacia con te. Magari hai aspettative troppo basse o irrealizzabili”

“Ma uno irrinunciabile come lo riconosci?”

“Hai presente le figurine che da bambina scambiavi con i tuoi amici?”
“Sì”

“Ecco. Un uomo irrinunciabile è come una figurina che non vorresti dare a nessuno. Che non vorresti scambiare con nessuno. Che non ha doppioni. Che anche se è rovinata la tieni sul cuore. È quella che cercherai nei posti più impensabili perché manca proprio lei. È la carta che fa terminare la collezione, la più preziosa, la più rara”

“E se semplicemente non fossi predestinata? Alla felicità intendo”

” Il lieto fine non ci è dovuto, la felicità non ci è dovuta. Non è un software che ci viene iniettato sotto pelle alla nascita. Non c’è scritto da nessuna parte che dopo un numero imprecisato di casi umani, ci venga recapitato Johnny Depp a risanarci l’ego e la vagina. Il vissero felici e contenti non è per tutti.
Perché – e questa è la parte orrenda – non solo occorre sbattersi un casino per avere un finale felice, ma è necessario sapere – a memoria – che non esiste nessun finale felice, ma che ci sono una serie di – potenziali – finali felici nella vita di una persona e che per ognuno occorre sprecare un numero illimitato di bestemmie e lacrime”

“Quindi zero happy ending?”

“Al contrario. Hai a disposizioni infiniti happy ending. Sei destinata amica mia ad essere felice, per sempre, non per sempre nel senso di per sempre in modo continuativo, quello sarebbe impossibile e poi te la immagini un a felicità che non si esaurisce mai? Alla fine smetterebbe di essere felicità e diventerebbe monotonia. Io parlo di felicità con delle interruzioni. Per sempre sì, ma ciclicamente”

“Mmm ma hai detto che non mi è dovuta”

“No infatti. Non è dovuta, non è un dono che ti fa la vita, te lo fai tu. Come se aspettassi un bel regalo di compleanno dal tuo fidanzato, ma sei single. È chiaro che rimani delusa. E allora decidi di spendere i tuoi soldi, farti un regalo. Ti concentrerai sul fatto che hai un lavoro che ti permette di soddisfare degli sfizi, non sul fatto che sei single. Essere indipendenti economicamente è un happy ending. Uno dei tanti”

“Quindi concentrarsi sulle cose belle che si hanno, uscire dai propri limiti, buttarsi, giusto?”

“E pregare, perché poi è anche una botta di culo”

Questa voce è stata pubblicata in Le trentenni, MaryG world.

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