Avrei voluto salvarti. Ma no, grazie

Mi hanno insegnato che fanno così quelli che amano, salvano. E gli altri aspettano di venire salvati.
E pazienza se non sono io. Se non sono io quella dentro alla torre, quella in difficoltà. Pazienza se al contrario delle mie fantasie mi toccherà prendere in mano la spada e le redini del cavallo e salvarti io, perché così si fa. L’ha detto Walt Disney e l’ha detto un libro. Anzi cento. Anzi mille. E pure un film. Anzi cento. Anzi mille.

Vorrei dirti che dopo averti salvato, ti amerò.
Non come tua madre, in modo distratto.
Non come la ex che ti faceva mancare la vita.
Ti amerò di tutte le cose belle che conosco.

Riderai perché io sono un disastro. Non so cucinare ad esempio. Ma neanche le cose semplici, quelle da principianti. Tipo le uova. Non so cucinare manco le uova.
E la mia camera è un rimando continuo. Poi faccio ordine, poi sistemo, poi niente.
Non so parcheggiare a S, non so lavare il cane senza lavare anche il mio pavimento e pure quello del vicino.
Non so stirare i pantaloni con la piega giusta.
Mia nonna non sarebbe per niente contenta. Però tu riderai e quindi chissenefrega di mia nonna.

Andremo in giro. Non come vai tu ora, ad occhi bassi. Ti obbligherò a spalancarli per lasciarti invadere dalla bellezza delle cose inaspettate. Ti dirò che la luce filtra dall’alto e in alto si scoprono le cose più belle. Tipo la forma delle nuvole. Me le dirai tutte, anche se sei grande, anche se le nuvole non le guardi più da anni E invece dimmi, è un coniglio quello? E ci beccheremo la pioggia, il vento, che se due condividono la pioggia, il vento e non hanno paura di farsi vedere spettinati, disorientati, imperfetti, allora significa che si amano.
Ti farò vedere i luoghi che hanno lasciato in me un frammento di meraviglia; sbatteremo i piedi nell’acqua a Venezia, perché Venezia unisce i cuori e non sia mai tu quel giorno ti sentissi poco amato. Ti porterò a vedere il mare d’inverno che calma lo spirito e le inquietudini. E saliremo su un grattacielo dal quale ti mostrerò il mondo dall’alto, perché tu guardi sempre al presente e mai al futuro. Firenze invece la eviterei, ci ha portato sfiga in passato, sarà così anche in futuro.

Ti racconterò di me. E guarda che non è una banalità. Io di me non parlo mai. Di me me, intendo. Della me impaurita, della me ferita. Della me che scappa. Vedrai quella me e resterai. Perché anche quella me saprà rassicurarti, quella me ti farà sentire meno imperfetto. Quella me sarà l’appiglio del tuo ego. E io sono disposta a mettere davanti il tuo ego di maschio.
Mi prenderò cura delle tue maschere e farò finta che siano reali. Farò finta di crederci.

E potrei fare tutto questo.

Convincerti. Spiegarti. Ragionare insieme. Conficcarti nel cervello l’idea che Cazzo non lo vedi che sono io quella giusta?

Presentarti un pacchetto vacanze completo, fatto di cose belle e di prevedibilità, uova e pancetta alla mattina, bambini da portare a scuola, feste con gli amici, feste soli io e te che poi sono le feste più belle. Vieni qui amore che ti faccio la festa, immagina che ridere. E pure un film alla domenica sul divano, e un cinema che a me piacciono i pop-corn del cinema. E una discesa sulle montagne russe e pure una dentro te stesso, che tu non ti conosci un cazzo, ma io sì ti conosco, ma tu no e io allora posso insegnarti come sei fatto e tu mi ascolterai e prenderai appunti.

Lusingarti.

Farti sentire protetto.

Dire quelle frasi che fanno stare bene la gente: mi prenderò cura di te. Tu sei importante. Io ti salverò.

Potrei eh, e sarebbe anche bello. Forse mi riuscirebbe anche bene. Ma non lo farò.
Non lo farò perché la gente deve imparare a salvarsi da sola.
Perché non sono una cazzo di crocerossina impegnata a ricucirti l’anima e aspettare in un angolo che guarisca.

Perché se io salvo te poi mi aspetto che tu salvi me e tu non lo farai perché chi non è in grado di salvare se stesso non è manco in grado di farlo con gli altri, e allora il rapporto sarebbe impari, inizierei a rinfacciarti la mia fatica, e tu a sostenere la tua prevedibilità ed entrambi rimarremo delusi.

Perché io sono una donna sana. E le donne sane restano fino a quando ne vale la pena. E tu non vali la pena. Un rapporto dove si deve convincere l’altro, non vale mai la pena.
E non sono Oskar Schindler e neppure un pezzo del Talmud che recita Chi salva una vita salva un mondo intero.

Tu salvati da solo che sei adulto e se stai così è perché l’hai voluto tu e io sono sana perché ho deciso di non salvare più nessuno, che spesso a salvare qualcuno si finisce per morire in due.

E quando ti sarai salvato, e se ti sarai salvato da solo, e quando ti sarai salvato da solo e avrai capito che sono io quella giusta, mi troverai là, dove la gente bella guarda il cielo e cerca un coniglio in un mare di nuvole confuse.

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Commenti

  • Giosiana Giuliani

    Per un attimo ci ho creduto, creduto che inneggiassi alle crocerossine! “Mary? Com’è possibile??” Ci sono cascata! Ma ho letto(come sempre)il tuo articolo fino alla fine e ho tirato un sospiro di sollievo. Sante parole le tue! Ho letto un libro. Mi sento di pubblicizzarlo, se me lo permetti. Perché mi ha aperto gli occhi in passato. E soprattutto l’anima. “La principessa che credeva nelle favole” di Marcia Grad. Non c’è un principe che ti salva, ma soprattutto non c’è un principe da salvare! Basta co ste crocerossine! Salviamo noi stesse, amiamoci e troviamoci belle ! Poi, non resta che condividere! Sempre grata per i tuoi spunti!

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