Hey tu. Hai amato così?

Poi un giorno l’ho guardato.
Non come si guardano quelle trasmissioni tutte uguali alla tv, con un pezzo di cuore alla sera precedente, un pezzo di cuore nella stanza accanto, un orecchio sul soffritto che brucia, un occhio sul messaggio dell’amica, un occhio che cerca distratto un altro occhio.

L’ho guardato.

E non so bene cosa sia successo, ma me ne sono innamorata all’istante, BUM, come una bomba che esplode e fa BUM, come il quadro che si è stancato di stare appeso e si schianta sul pavimento BUM, come quando senti un tuono che fa BUM, e non ci puoi fare niente, perché se un tuono ha da cadere, cade.

Non era proprio un amore a prima vista, direi a seconda vista, ma ben assestata.

E tu, tu ti sei innamorata mai così? Dopo aver visto, visto davvero?

Perché sono tutti bravi a vedere uno bello e perdercisi dentro e sotto e di lato.
Io invece mi sono persa dopo averlo ascoltato e questo ti fotte, sì, ti fotte senza speranza, perché del viso di un tizio te ne dimentichi, ma di quello che dice, quello che dice ti si incastra dentro e viene fuori nei momenti peggiori. Ti si incastra nel cuore e nel cervello e nelle orecchie e nella pelle e sotto le unghie e dentro la pancia, che quando qualcosa ti si incastra dentro la pancia, la pancia brontola e tu pensi che sia fame e la riempi per far passare quel borbottio, ma non è fame, e non puoi riempire niente con niente.

E c’è del miracolo se si pensa che io ero una piena di barriere, di muri, di film finiti male, di lacrime sui libri e dentro al cuore. Di frasi preconfezionate su quanto facesse schifo l’amore, di postille scritte sui post-it Non mi innamorerò mai. 
Ma non decidi un cazzo come non l’ho deciso io, e soprattutto non puoi controllare tutto. Non puoi controllare ogni singola crepa, ogni smagliatura, ogni sbavatura. Non puoi mettere dei guardiani perché nessuno si addentri in quelle crepe, smagliature, sbavature. Non puoi. La fortezza è alta, ma non è abbastanza fortificata, per fortuna. Per fortuna nessuno di noi è così fortificato da non lasciare passare nessuno. Magari i più si scontrano contro pareti di cemento armato e muoiono o spariscono, ma qualcuno ce la fa sempre a passare. Piccoli ligi soldatini che hanno deciso di conquistare il tesoro.
Lui era uno di quelli che un po’ per ego, un po’ per interesse, un po’ per curiosità, un po’ per simpatia si è addentrato nel labirinto e l’ha risolto. Io ero solo un labirinto irrisolto.

Lui è poi diventato una droga. Anzi no, una droga è una faccenda brutta, è qualcosa da cui devi uscirne se vuoi sopravvivere.
Con lui dovevo continuare se volevo sopravvivere. Ma soprattutto se volevo essere felice.
Lui è.
Una musica bella che voglio ascoltare e alzo il volume.
Una festa che comincia e che non ha intenzione di finire.
Un ballo che desidero fare e allora mi cambio le scarpe, indosso quelle comode e comincio a ballare.
Il primo giorno di vacanza, i progetti, i farò. Lui era tutti i miei farò in ordine, in fila, ed erano bellissimi, invitanti.
La mattina di un Natale da bambina, quando facevo i gradini a due a due per arrivare prima sotto l’albero e scartare i regali.
Lui è l’insieme dei ricordi più belli, degli insegnamenti che mi sono rimasti dentro, delle mattine in cui ci si sveglia insieme e ci si gira a guardarsi, insieme.
Lui è quello per cui vale la pena alzarsi ogni mattina, perché è facile dire amore, io ti amo, mi sono innamorata, ma bisogna farla entrare dentro la gente, prima di amarla.

Anche se fa paura, anche se farà male.

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