Dite al papà che è importante

Noi figli siamo cresciuti sempre pensando che l’amore dei nostri genitori ci fosse dovuto.
E in parte è vero.
Siamo venuti al mondo senza chiederlo, la nostra esistenza è stata nella testa e nel corpo di due esseri umani che non conoscevamo e che da lì a breve avremo chiamato Mamma e Papà.

Si sono presi cura di noi, chi in modo totale, chi in modo scostante, chi bestemmiando e chi pentendosi di quella scelta difficile, ma d’altra parte i bambini non hanno memoria fino ai due anni, permettendo a chi li cresce di fare tutti gli errori possibili senza che si imprimano nel cuore. Senza far capire ai bambini che di fatto sono un esperimento
Fa una cosa l’adulto, gli riesce male, cambia, raddrizza il tiro, mette in pace la coscienza, legge dei libri, sbaglia ancora, sbaglierà sempre.
Da quando sono madre ho la netta consapevolezza che ogni cosa che farò, sarà comunque uno sbaglio; cerco di fare meno danni possibili e mi perdono ogni giorno della mia stupida umanità.
Ma le madri sono avvantaggiate.
Hanno quella corsia preferenziale che arriva diretta all’anima delle proprie creature, la mamma è quella con cui si fanno più capricci perché la sua presenza è una certezza.
La mamma la si manda a quel paese con più facilità. La mamma salvo rare eccezioni, ama incondizionatamente.
Siamo una generazione cresciuta con la presenza indiscussa della mamma (salvo poche eccezioni)e decine di testimonianze di padri assenti, padri che se ne andavano, padri che non volevano fare i padri e si sono trovati incastrati in un ruolo che non ritenevano adatto a loro.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un grandioso cambio di rotta, alla consapevolezza che il ruolo del padre è fondamentale per lo sviluppo affettivo del figlio.
Ed eccoli.
Padri che si svegliano di notte, che ci sono, che cambiano pannolini, che giocano con i bambini, che sollevano le mamme dalla stanchezza tipica di chi è stremato.
I nuovi padri sono fighissimi.
Ma ci siamo dimenticati di quelli vecchi.
Quelli che tornavano a casa alla sera, si sedevano sul divano a leggere il giornale e non sul tappeto a fare un puzzle con noi.
I papà che non ci chiedevano se eravamo felici, ma facevano di tutto per farci sorridere.
I papà che entravano in punta di piedi nel rapporto con la mamma, ma che c’erano quando con la mamma litigavamo.
I papà che non avevano confidenza con i divorzi e allora quel weekend su due dove dovevamo stare insieme, era più un’accozzaglia di buone intenzioni, che altro. Ho un ricordo di me perennemente con una valigia in mano, come se io stessa fossi un pacco. Non eravamo una generazione abituata a considerarsi un pacco. Oggi i bambini spesso nascono con il trolley incorporato perché sono migliorati i rapporti con i padri, ma peggiorati quelli tra padri e madri.

Ma che fine hanno fatto i vecchi papà? Quelli che non ci dicevano che ci volevano bene, perché per quello c’era la mamma. Quelli che non elargivano complimenti e ci facevano venire il dubbio di non essere abbastanza, di non essere capiti, apprezzati.
Quelli su cui abbiamo misurato tutti gli uomini della nostra vita. Quelli che abbiamo considerato il nostro primo amore.

Sono lì, a guardarci sempre da lontano, ma adesso che siamo cresciuti la distanza l’abbiamo colmata noi figli.
E allora a quei papà dovremmo essere noi a dire che li amiamo. Che hanno fatto il possibile. Che capiamo che i tempi sono cambiati e che una volta (i tempi)erano più crudeli con l’affettività maschile.
Che sono stati dei genitori imperfetti, ma pure noi siamo stati dei figli imperfetti; a volte sotto le aspettative.

Ma che li amiamo. Perché l’amore passa attraverso il perdono, l’accettazione e la consapevolezza e io al mio papà imperfetto voglio proprio dirlo. Ti amo papà.

Father and son playing

Questa voce è stata pubblicata in Le mamme, MaryG world.

Commenti

Le mamme