La verità è che non TI piaci abbastanza

Anni distese sul letto a domandarci Perché quello carino non richiama? 
Perché non scrive?
Perché ci ha detto che voleva rivederci ed invece è scomparso. Saranno stati gli alieni, una morte improvvisa, l’amnesia?
Quello che ci ha riempito di complimenti e quando ci siamo mostrate disponibile a conoscerlo meglio si è volatilizzato, come le mie gioie in questo momento.
Sparito, come scompare la zanzara in camera quando accendi la luce per ucciderla.
Abbiamo capito dopo mille film e mille consigli tutti uguali che ci dicevano “La verità è che non gli piaci abbastanza” che effettivamente sì, a lui importava di noi come l’estinzione del ragno trombetta.

Ci siamo ricoperte di insicurezze, di Sono troppo poco. Troppo poco bella, troppo poco interessante, troppo poco sexy o forse solo troppo poco. Per lui, per i suoi amici, per sua madre.
Ci siamo ricoperte di Sono troppo. Troppo grassa, troppo indipendente, troppo disinibita, troppo aggressiva.
Ci siamo distrutte l’identità per capire come piacergli di più, come aggiungere tasselli a nostro dire fondamentali, per arrivargli al cuore.

Risultato? Un cazzo di niente.

E invece di ricoprirci di tristezza avremmo dovuto guardarci bene e comprendere quanto belle siamo, quanto combattive, quanto sagge, quanto importanti, quante cose abbiamo fatto, quante volte ci siamo rialzate, quante delusioni abbiamo metabolizzato. Siamo irrinunciabili. Ma dobbiamo rendercene conto noi per prime, altrimenti gli altri come lo capiranno?
Perché il problema amiche mie, non è che a lui non piacete abbastanza. Questo si supera. In fondo nessuno piace a tutti. E nessuna persona sana vorrebbe piacere a tutti.
Il punto è che A VOI STESSE NON PIACETE ABBASTANZA.
Come lo so?
Perché non scegliete più. Vi fate scegliere in un continuo di primi appuntamenti dove non vi domandate se colui che vi siede di fronte vi piaccia, ma siete impegnate a piacere a lui. Anche se non rispecchia i vostri gusti. Basta che non vi dia delle attenzioni e subito scatta l’insicurezza.
Perché vi fidanzate con uomini che fino a poco fa non avreste mai guardato. E questo perché siete stanche di piangere, stanche di investire nelle persone sbagliate, stanche di tutte quelle che si sposano e voi no, stanche dei pancioni sulla home page di Facebook. Stanche di dediche di (presunta)felicità sbandierate dalle vostre amiche, come se la riservatezza non fosse più una virtù.

E quindi vi accontentate per entrare in quel club esclusivo che si chiama Vita a due, convinte che sarà più bello, che la vostra vita all’improvviso migliorerà. Attenzione, lungi da me salire sul pulpito. L’ho fatto anch’io. Mi sono scelta in passato ragazzi che non mi interessavano ma erano vestiti di sicurezza.
Quella sicurezza che mi rendeva tranquilla.
Quella sicurezza che è una conferma.
Quella sicurezza di chi mi ha detto “Domani ti chiamo” e chiamava davvero. Ed è così bella, la sicurezza, svegliarsi al mattino e non controllare il suo ultimo accesso su WhatsApp.
Ma sicurezza fa rima con felicità?

Perché se voi, se noi, imparassimo ad amarci davvero, le foto sui social sarebbero solo foto sui social, e non paragoni impietosi con la nostra vita sentimentale.
Perché amarsi prevede lo stare bene da sola, la consapevolezza che si potrebbe stare da sola per sempre e avere una bella vita.
È giusto ed umano sperare di incontrare l’amore, perché siamo pur sempre animali sociali santoddio e dell’amore c’ha bisogno pure il mio cane, figuriamoci noi, però noi non siamo il nostro cane che vive per il suo padrone.
Noi siamo donne con una decente istruzione, possiamo viaggiare, conoscere gente, uscire con le amiche, affermarci nel lavoro, fare ciò che ci fa stare bene e sì possiamo innamorarsi. Vogliamo innamorarci. Non c’è nulla di male in questo. Ma per essere felici nella nostra relazione, prima, dobbiamo amare noi stesse.

Innamorarci di chi ci piace, non di chi abbiamo bisogno. Di chi aggiunge bellezza alla nostra vita non che aggiunge qualcosa punto. Di chi con la sua presenza ci migliora ulteriormente la giornata, non chi rende sopportabile la giornata solo con la sua presenza. Dobbiamo avere basi solide se vogliamo alberi rigogliosi.

Ciò che distingue una relazione felice da una infelice è l’atteggiamento con cui decidiamo chi vogliamo accanto.
La differenza tra un uomo che è un bisogno e di uno che è un in più.
Secondo me sta tutto qua.

In passato ho cercato spesso compagni che mi salvassero, che dessero un senso alla mia vita, che fossero un salvagente. 
Poi ho fatto pace con me, con la mia inquietudine, con questo maledetto finale felice che ci vorrebbe tutti dentro ad una favola.
E mi sono salvata da sola, con un cavallo e una spada ho ucciso il drago.
Ho costruito una relazione con la mia persona, fatta di alti e bassi, di fughe da me, di incazzature allo specchio, di malinconie condivise e di gioia straripante che vivevo da sola.
E quando ho capito che l’unica relazione destinata a durare per sempre era con me, e che alla mia felicità avrei dovuto pensarci io, sono cominciati gli amori sani.
Uomini che se c’erano rendevano più allegra la mia vita, ma se non c’erano, sticazzi.
Uomini da desiderare perché mi piacevano, non perché l’idea del sabato sera da sola mi faceva paura.
Uomini che erano pari, non eroi.

Ecco amiche, il mio augurio per voi è di amarvi abbastanza da riuscire a farvi amare per davvero; perché l’amore che si basa sul bisogno è una trappola che uccide lentamente.

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